Sogno Concreto

25 Aprile 2018

Premessa

Questo è un testo scritto a più mani ed è stato condiviso con Gloria, nome di battaglia della “nostra” staffetta partigiana Elsa Pelizzari, classe 1929.

Oggi non si tratta di consegnare messaggi o trasportare armi, ma di trasmettere lo spirito della Resistenza. Il testimone che ci viene teso è il Sogno Concreto.

Sta a noi allungare il braccio per accoglierlo e farlo vivo.

Non ha senso ricordare solo il valore dei Resistenti: oggi non è più tempo di Tacere, ma di azione manifesta e non cedere, ma vigilare con spirito pronto i nuovi poteri.”

Elsa, Aprile 2018

Il Sogno Concreto

Il 25 aprile è la festa della Liberazione.

Celebrare la Liberazione è un invito per tornare, con un salto temporale, a quel 1945 per ricordare le emozioni e le aspettative di quel momento.

La fine della guerra è solo l’epilogo di una storia molto più lunga ed articolata. Per i protagonisti della Resistenza quel 25 aprile 1945 rappresentava non solo lo sforzo finale per far terminare l’incubo della guerra, ma anche il momento per dare vita ad una nuova storia che fosse profondamente differente rispetto quella che il passato aveva rappresentato. “…si voleva che la nostra Patria avesse un progetto di pace e di rispetto.”

La guerra aveva mostrato il vero volto della “cancrena nera” che aveva saturato la nostra società, aveva reso evidenti le degenerazioni e gli inganni che celava.

Le parole d’ordine che fino a quel momento avevano giustificato tutto, si mostrarono nella loro essenza: manipolazioni per coprire e giustificare pregiudizi, egoismi ed interessi di parte fino a disumanizzare i singoli e l’intera società.

Ne sono simbolo le fiamme dei paesi bruciati, gli scheletri dei campi di sterminio, le distruzioni materiali e morali dei nazifascisti.”

La Resistenza fu variegata. “Tu Rosso io Verde ma tutti Partigiani uniti”.

Ebbe radici in persone che erano già politicamente consapevoli e non si erano conformate al fascismo. Molte altre fecero la scelta di entrare nella lotta partigiana istintivamente e, grazie a quell’esperienza, iniziarono a maturare il Sogno Concreto di una Liberazione non solo dall’occupazione nazista, come oggi in modo riduttivo qualcuno afferma, ma da tutto ciò che aveva generato tanto orrore.

Una Liberazione che ha per fine la riabilitazione dell’intera umanità.

Mai ci sentimmo liberi e forti come quando ritrovammo nel fondo della coscienza la capacità di ribellarci, di insorgere, contro la dittatura fascista”.

Ricordiamolo: la Resistenza nacque spontaneamente al di fuori dello Stato e del sistema di potere fascista che l’armistizio del settembre 1943 non aveva sradicato.

Nonostante questo fu una mobilitazione diffusa e piena di fermenti.

Si voleva passare da sudditi a cittadini e realizzare la vera Libertà.”

Era evidente che il passato non poteva essere superato con il solo armistizio. Neppure la speranza della fine immediata della guerra trovò soddisfazione. Divenne spontaneo fare i conti con la Storia e ci furono le condizioni per farlo:

la Resistenza non fu solo azione militare, ma anche riflessione e maturazione per un riscatto personale e collettivo.

Come non capire l’importanza della solidarietà, dell’empatia per le persone in difficoltà, del sodalizio comunitario dovendo affidare la propria vita, ogni giorno, nelle mani dei compagni di lotta di cui si poteva conoscere solo un nome di battaglia o nell’affidarsi all’ aiuto di uno sconosciuto che avrebbe potuto denunciarti ?

Era un affidarsi agli altri, per prendersi cura degli altri “perché i nazifascisti erano divoratori della dignità umana come cani rabbiosi

Come non capire il valore e il significato profondo della condivisione dovendo convivere gestendo insieme le poche risorse disponibili e i tanti disagi e pericoli?

E come non legare questa condivisione alla riflessione sulla giustizia sociale, sull’equità, ragionando sul potere, sullo sfruttamento, sull’accesso al benessere?

Dobbiamo imparare a vivere le libertà democratiche come regole di vita

Come non vedere la vacuità di certi miti guardando i visi sofferenti delle loro vittime? Il nazionalismo legato al militarismo non aveva portato l’Europa in un baratro? Predicare le differenze razziali e la superiorità di nazioni rispetto ad altre non era forse una scusa per opprimere gli altri, per colonizzarli?

Non era forse la stessa logica che vuole sfruttare il prossimo assoggettandolo a leggi di comodo o mettendolo in condizioni di non potersene sottrarre?

Come non riconoscere che le vittime della storia sono sempre le stesse e che le guerre sono funzionali a questo sistema di potere.

Come non implorare: “Mai più guerre!” e “lottare per una più vasta solidarietà degli spiriti e del lavoro contro i prepotenti e gli arroganti

Come non imparare ad assaporare i rapporti umani e le poche gioie del quotidiano, liberi dai vincoli dei rapporti economico sociali o di genere?

Come non vedere che l’operaio e il professore potevano essere amici, come lo potevano essere il contadino del sud e il montanaro del nord, l’italiano e lo straniero? Come non riconoscere il valore del contributo femminile anche al di fuori del “focolare della casa”?

Le donne, non chiamate ma volontarie, furono la Sussistenza della Resistenza

Come non convincersi che tutto questo avrebbe potuto trovare un riscontro in una futura vita senza guerre, senza vittime di poteri forti, senza sfruttamento, senza privilegi, senza odio o invidie? … “Questo è l’impegno di chi ama la sua Patria

E’ sufficiente ascoltare i racconti dei protagonisti per capire come potesse essersi sviluppato quel Sogno Concreto nelle nottate di veglia e nei discorsi tra loro in Baita. Parliamo di Sogno Concreto, perché in quei momenti la tensione, le speranze e il desiderio di un ritorno ad una vita normale, ma in un mondo diverso, era concreto come era concreta la fame, il dolore, le preoccupazioni, come erano concreti i disagi e a volte la desolazione nei cuori di quelle persone.

Per molti di quei protagonisti i giorni e i mesi successivi all’agognata Liberazione non furono di buon auspicio. Troppi si dicevano antifascisti e il passato era considerato una parentesi da dimenticare.

Gli italiani, i popoli del mondo, avevano imparato la lezione?

NO … perché fascismo e populismo di oggi hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è Democratico

L’unità Nazionale non è ancora realizzata perché non sono reali la Solidarietà, la Giustizia, i Diritti e i Doveri per tutti

Noi Italiani siamo capaci di grande generosità, ma anche di moti auto assolutori e di mistificazioni profonde.

Le radici del fascismo, che trovano origini antiche e sono legate alle debolezze umane, non furono sradicate dalla sconfitta nella guerra.

Non furono sradicate dal fermento che seguì i mesi successivi la Liberazione.

Non furono sradicate con il processo costituente, né con i governi successivi.

Sono radici tenaci come la gramigna e si manifestano ancora oggi in molti modi.

Sono radici ancora vive perché siamo una società che solo parzialmente si è convertita e per l’aver rimosso o sminuito le passate responsabilità, personali e collettive, evitando di mettere a nudo la realtà degli accadimenti.

Guardiamo ad esempio come si raccontano ancora oggi i fatti più cruenti e quindi più rappresentativi di quell’epoca: si evitano giudizi compromettenti o espliciti richiami alla responsabilità.

Il colonialismo, continuato con particolare ferocia dal fascismo, lo descriviamo come se fosse stata un’occasione che nessuno Stato moderno occidentale potesse perdere … quasi un diritto. Sono le stesse giustificazioni del tempo, ma gli italiani che sostenevano queste “imprese” erano mossi solo da interessi economici e di potere dimostrando il proprio razzismo e il disprezzo dei diritti e della vita altrui.

L’uso delle armi chimiche in Africa, da parte di Graziani e Badoglio su autorizzazione di Mussolini, la ricordiamo come un eccesso inevitabile, e non come atto criminale e disonorevole “dove migliaia di persone perirono in condizioni miserabili con eccidi e persecuzioni

La discesa in guerra, dalla parte sbagliata, solo per opportunismo e con il più profondo disprezzo per le moltitudini che si sarebbero dovute sacrificare, la narriamo come un azzardo che comunque avrebbe potuto portare buoni frutti.

Triste vedere chi ne rivendica ancora oggi presunti atti eroici, come le gesta della X MAS ad Alessandria d’Egitto o le battaglie in Africa a fianco dei nazisti come se non si trattassero di atti di una guerra ignobile e criminale.

Non può esserci “valore” nel fare cose sbagliate.

Una guerra che conterà milioni di morti, devastazioni, malvagità e tanta fame.

Dal 1939 al 1945 più di 10 milioni di italiani soffrirono la fame per l’autarchia, il tesseramento con la tessera annonaria che garantiva solo 800 calorie al posto delle 1500 necessarie per vivere.”

Abbiamo rimosso completamente le nostre malefatte non solo in Africa ma in Francia, Albania, Grecia e nella ex Jugoslavia: tra il 1930 e il 1943 abbiamo gestito dei veri e propri campi di concentramento ove migliaia di civili morirono di fame, di malattie e di violenze. E come dimenticare le nostre fucilazioni, le nostre deportazioni, la devastazione dei villaggi, l’usurpazione di terre … eravamo noi italiani a compiere queste cose, i nostri soldati, i nostri rappresentanti.

Le leggi raziali le releghiamo ad una vergognosa responsabilità di poche persone e ricordiamo come azioni goliardiche le spedizioni punitive delle squadracce fasciste. Chissà se avrà riso il signor Inga, socialista, ucciso a bastonate dai fascisti a Gazzane nel 1923 “… seduto al Circolo dei Lavoratori per sorseggiare un bicchiere di vino perché faceva parte della Lega Contadina” o il salodiano Testa inviato al confino insieme a molti altri “sovversivi”.

Un eccesso dovuto alle circostanze anche i rastrellamenti, le impiccagioni e le fucilazioni durante la RSI ? “…più feroci di quelli nazisti”.

Facciamo fatica a ricordare i fucilati a Provaglio Val Sabbia, caduti sotto i colpi di militi salodiani, Boldrini a Gargnano, i tanti caduti delle valli e città vicine, i morti nei campi di lavoro, gli internati. Non era il fato che li ha condannati a morte.

Per finire, e soprattutto, dimentichiamo chi sostenne il fascismo, il perché lo fece e con quali interessi. In sostanza ci rifiutammo, e ci rifiutiamo ancora oggi, di considerare le radici del fenomeno.

Solo guardando in faccia le vittime della Storia, percependo nei loro occhi l’aberrazione dei comportamenti e dei pensieri di cui sono stati vittima, possiamo comprendere e far nostro quel Sogno Concreto di cui abbiamo parlato e che da quella sofferenza è nato.

Solo accettando il testimone di quel sogno partigiano, possiamo dire di aver imparato qualcosa dalla Storia e dirci, oggi, orgogliosamente italiani e antifascisti.

Buona Liberazione.

… e buon 25 Aprile che dovrebbe essere la festa di tutti gli italiani

Antonio Bontempi, Paolo Canipari – ANPI Salò

Leila Bonacossa – ANPI Gargnano

con la supervisione di Elsa Pelizzari – Partigiana “Gloria” ANPI Roè Volciano (le frasi in corsivo sono i suoi commenti aggiuntivi finali)

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