18-06-2019 Fare Memoria tra Parole e Musica – anniversario funerali Zambarda

 

28 maggio 1974 · Brescia
Strage neofascista di piazza Loggia Brescia

18 giugno 1974 · Salò
Funerali di V.Zambarda – salodiano – ferito dalla bomba

FARE MEMORIA TRA PAROLE E MUSICA
Martedi18 giugno 2019 – ore 20.30
Biblioteca comunale – via Leonesio – SALÒ
lntervengono:
Pino Mongiello – in rappresentanza dell’allora Amministrazione Comunale
Manlio Milani – Presidente Casa della Memoria e Silvia Guarneri – avvocato
Coordinano: Francesca Parmigiani – Anpi provinciale
e don Fabio Corazzina – Parroco Santa Maria in Silva Brescia

Accompagnamento musicale a cura di: Alessandro Adami (voce e chitarra) e Carlo Gorio (chitarra)

Alle 19.30 ricorderemo Vittorio Zambarda con la deposizione di fiori alla targa nella piazza a lui dedicata (di fronte scuola primaria “T. Olivelli”)

promuovono:

Arci – circolo V. Zambarda Salò
Fondazione DS Brescia
CGIL Camera Lavoro Salò
CISL – Salò
UIL – Salò
Anpi Medio Garda
Associazione Fiamme Verdi – Brescia

25 aprile 2019 a Salò – un significato particolare

Su richiesta di numerosi cittadini Salodiani si diffonde il presente appello.

Il 25 Aprile si festeggia la Liberazione e questa ricorrenza per Salò ha un significato particolare. La nostra città non merita di portare il peso dei tragici trascorsi legati al fascismo e di esserne diventata simbolo per chi ancora oggi lo ha come punto di riferimento.

Quest’anno inoltre si rende necessaria una partecipazione alle celebrazioni ancor più numerosa e convinta per le recenti scelte del Consiglio Comunale: la mancata presa di distanze, nette ed inequivocabili, da quella tradizione politica con la rimozione della cittadinanza onoraria a Mussolini.

Festeggiamo dunque insieme la Resistenza e la Liberazione per affermare che Salò non deve essere titubante ed indulgente con i fascisti di ieri e di oggi.

Un messaggio preciso a chi, in questi giorni, si è sottratto a questo impegno e dovere e a chi vuol far rivivere quella cultura e quella politica.

Sulle scelte importanti, come ci ha insegnato la Resistenza, è necessario schierarsi.

Lo devono fare i cittadini, le istituzioni ed i suoi rappresentanti.

Invitiamo quindi tutti i cittadini salodiani a partecipare numerosi alle celebrazioni che si terranno la mattina in paese, con la partenza dal giardino P.Ebranati – monumento alla Resistenza – (ore 10.00) e la celebrazione in piazza Vittoria (ore 11.00).

Buon 25 aprile !

Anpi Medio Garda

 

Pagina su mozione rimozione cittadinanza Mussolini

Aggiornamento – come è andata a finire

25 aprile 2019 – iniziative

Elenco iniziative di zona per il 25 aprile 2019

19 APRILE 2019

TOSCOLANO MADERNO

23 APRILE 2019

DESENZANO

24 APRILE 2019

REZZATO
 

25 APRILE 2019

SALÒ
  
TOSCOLANO MADERNO
  
  
ROÈ VOLCIANO
  
VILLANUOVA S/C – GAVARDO – PREVALLE
  
GAVARDO
  
VOBARNO
  
VESTONE ALTA VALSABBIA
  
PUEGNAGO
  
SIRMIONE – DESENZANO
  
ARCO
  
BRESCIA
  

28 APRILE 2019

PERTICA BASSA
  

NeoFascismo Salò – 12 Aprile 2019

Il risveglio e il riproporsi dietro nuove sigle del neofascismo in un territorio connotato da simbologie legate al mito fascista e della RSI, richiedono una risposta ed un intervento collettivo, per le negatività che esprime e il ruolo attivo avuto in strategie eversive e stragiste.
Il nostro contributo è far conoscere e ricordare

Venerdì 20.30 – auditorium biblioteca di Salò – INCONTRO PUBBLICO:

Estremismo di destra oggi – le inchieste giornalistiche
Federico Gervasoni, giornalista esperto di estrema destra

Fascisti dopo Mussolini. All’attacco della democrazia: strategie e
metodi della destra radicale
Mimmo Franzinelli, storico, autore di vari testi sull’estremismo di destra
(tra cui il recente “Fascismo Anno Zero” ed. Mondadori)

Il contesto generale: cosa alimenta queste devianze
Lucio Pedroni, presidente provinciale ANPI Brescia

ORGANIZZANO CIRCOLI ANPI LAGO DI GARDA VALSABBIA:
Medio Garda, Gargnano, Bassa Valsabbia, coordinamento sez.
Basso Garda, Bedizzole, Alto Garda e Ledro

Indicazioni Luogo
Indicazioni diretta video: da inserire

L’antifascismo oggi. Libertà d’espressione, antirazzismo, diritti sociali

l’intervento del presidente della Federazione internazionale dei resistenti che sarà ospite del convegno internazionale organizzato a Roma dall’Anpi dal titolo “Essere antifasctsi oggi in Europa” – Vilmos Hanti

Settantaquattro anni dopo la vittoria antifascista nella Seconda guerra mondiale le posizioni unitarie finalizzate a sconfiggere il fascismo si sono indebolite per diverse ragioni.

LA PIÙ IMPORTANTE è che con il crollo dell’Unione Sovietica, il mondo è diventato unipolare e davanti ai nostri occhi ha svelato un nuovo tipo di potenza egemone il cui unico scopo è la conquista del capitale, spesso senza considerare le persone e gli interessi dei popoli.

Oggi i beni del mondo sono concentrati in una ristretta cerchia e il numero di persone escluse è in aumento in modo significativo. La moderna tecnologia, il mondo di internet offrono ancora più possibilità a chi è al potere di controllare e manipolare le masse. E di creare dei ghetti virtuali.

In molte società vediamo che non c’è nessuna democrazia, o lo stato attuale della democrazia non garantisce più il diritto all’uguaglianza e i diritti delle minoranze. Camuffate con gli abiti della democrazia, si sviluppano in realtà in molti paesi condizioni favorevoli alla crescita di nuovi fascismi. Questi nuovi regimi tirannici falsificano i fatti storici, attaccano gli eroi antifascisti della Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di fornire le basi per il diffondersi delle tesi fasciste tra le persone. Dai tempi di Goebbels sappiamo quanto i media possano influenzare il pensiero delle persone. «La stampa è una grande tastiera su cui il governo può scrivere ciò che vuole», sosteneva il gerarca nazista. E oggi, in molti sistemi autocratici, la stampa è controllata dal governo, così che l’incitamento alle idee fasciste diventa ancora più facile: come un coltello che passa nel burro.

SIAMO INOLTRE CONSAPEVOLI che lo strumento più importante di cui si nutre la crescita del fascismo è la ricerca di capri espiatori cui addossare la responsabilità per le circostanze sociali ed economiche intollerabili in cui si vive. Oggi questo ruolo è interpretato dagli «immigrati» che arrivano nell’Unione europea.

Con il passare degli anni, tra noi ci sono sempre meno combattenti della resistenza antifascista che hanno combattuto durante la Seconda guerra mondiale. Ed il loro ruolo di trasmissione e mantenimento del pensiero antifascista nella società è diminuito proporzionalmente. Le nuove generazioni non hanno alcuna esperienza di prima mano del terrore fascista e nazista dell’epoca. E anche per questo sono più facilmente succubi del diffondersi del nuovo fascismo.

Perciò, di fronte a questa terribile situazione, cosa possono fare persone, comunità, organizzazioni per rafforzare i valori antifascisti? Dobbiamo proclamare che oggi ciascuno è un antifascista le cui parole e azioni rappresentano l’umanità intera, la lotta per l’uguaglianza e la tolleranza. Dobbiamo sostenere quei progetti economici che forniscono accesso ai beni materiali e dobbiamo negare tutte le autocrazie che privano i popoli della loro quota legittima di beni. Possiamo essere antifascisti ovunque sul luogo di lavoro, all’interno della cerchia dei nostri amici e in famiglia.

POSSIAMO RENDERE il nostro sforzo comune più fruttuoso se raccogliamo intorno a noi tutte le organizzazioni antifasciste in una vera comunità. È anche importante sostenere e finanziare tutte le organizzazioni, gli artisti, i politici e qualsiasi altra personalità che con orgoglio rappresentino i valori dell’antifascismo. Solo le democrazie vere possono fornire protezione contro i nuovi fascismi. Di conseguenza, gli antifascisti hanno un ruolo nella realizzazione e nella difesa delle democrazie vere dove sono presenti i nostri valori di antifascisti.

Secondo la testimonianza della Storia, il fascismo si sviluppò in quelle nazioni nelle quali i populisti di destra ebbero la possibilità di rovesciare l’ordine dello stato democratico.

Oggi lo scopo principale di queste stesse forze è di trasformare l’Unione europea in Stati-nazione dove possono prendere di nuovo il potere. Al centro delle prossime elezioni per il Parlamento europeo c’è la necessità di sapere se possiamo impedire l’espansione delle forze di estrema destra. È pertanto necessario sostenere le forze progressiste d’Europa. La posta è alta.

NON DOBBIAMO LASCIARE che i neofascisti guadagnino terreno. Se ottenessero l’accesso agli strumenti economici e amministrativi della Ue li userebbero per distruggere la nostra civiltà. La Fir offre un quadro forte e unitario per una comunità antifascista europea ed internazionale. E questo giustifica il supporto personale di ogni antifascista. Lasciatemi concludere con una frase storica: «No pasaran!».

*Presidente della Fir, Federazione internazionale dei resistenti

Antifascisti da tutta Europa in convegno a Roma

Oggi e domani presso Palazzo Merulana di Roma (via Merulana 121) si svolge il convegno internazionale «Essere antifascisti oggi in Europa. Emergenza democratica: una risposta unitaria e popolare a vecchi e nuovi fascismi», promosso dall’Anpi. L’obiettivo dell’iniziativa, a cui prendono parte i rappresentanti di organizzazioni antifasciste e di associazioni partigiane di 14 paesi, è la costruzione di una rete antifascista europea. Il convegno, che inizierà alle 14.30, sarà introdotto da Aldo Tortorella e concluso dalla Presidente dell’Anpi, Carla Nespolo.

Assemblea organizzativa ANPI del 13-10-2018

Materiale informativo e preparatorio Assemblea organizzativa ANPI  – comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago.

INVITO

“Perchè insistere con la Resistenza e l’antifascismo dopo tanti anni? Il Fascismo è finito, morto e la nostra non è forse una società moderna, libera e democratica? L’Anpi non ha più senso di esistere ! Siete solo dei faziosi e dei disfattisti !”

Sentiamo spesso queste domande, queste affermazioni che si commentano da sole.

Sono segno della perdita di significato di molti di quei valori che l’antifascismo e la Resistenza volevano promuovere.

Per noi sono indice di mancanza di consapevolezza della situazione, di rimozione della realtà o peggio di una sua condivisione.

La nostra società è talmente assuefatta da credere realmente che sia giusto rimuovere il passato ? È realmente convinta di non averne bisogno ? Lo fa perchè è meglio così ?

L’Anpi delle sezioni di Roè Volciano e Salò indicono una importante assemblea (ri)organizzativa: partire dal rilancio dell’associazione per sostenere un lavoro trasversale con tutte le persone che ritengono ancora oggi utile parlare di fascismo – antifascismo e Resistenza; per ribadire il quadro valoriale che la nostra società dovrebbe avere come punto di riferimento e di farlo tramite il ricordo, vivo, delle lotte e dei sogni di quelli che erano definiti banditi.

L’obbiettivo quindi è quello di verificare l’organizzazione dell’associazione, ma anche di relazionarsi con simpatizzanti e sostenitori che non possono o non intendono dare un contributo diretto all’interno dell’ANPI.

Cerchiamo aderenti, ma anche collaboratori esterni per lavorare insieme su questi temi che sono alla base del nostro essere cittadini.

L’invito è rivolto ai comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice e Puegnago, ma è aperto a tutti.

Chi non potesse partecipare, ma fosse interessato a collaborare può contattarci a info@voltipartigiani.it

Vi preghiamo di diffondere questo invito e di visitare il sito www.voltipartigiani.it  per ulteriori informazioni.

Le sezioni ANPI di Roè Volciano e Salò

Scrarica JPG     Scarica PDF invito-assemblea-13-10-18

Gli obiettivi dell'assemblea in breve sono:

Sui contenuti

Confrontarsi sugli stimoli della relazione introduttiva sul tema del ruolo dell'Anpi e della memoria storica oggi

Organizzativi

in base al numero dei presenti che si dichiarano disponibili ad entrare o rimanere nell'associazione (o chi impossibilitato a partecipare che  ha comunicato la propria disponibilità) si organizza la presenza ufficiale dell' Anpi sul territorio dei 4 comuni coinvolti con l'individuazione del numero delle sezioni, dei ruoli e della struttura organizzativa.

Collaborazioni con gruppi o altre associazioni

In base allle presenze si potranno strutturare collaborazioni con soggetti terzi su base di progetti o linee di lavoro.

Sostegno esterno

Stabilire un contatto con i singoli simpatizzanti, che non ritengono di aderire all'associazione, per collaborazioni o scambi reciproci

Svolgimento lavori indicativo (elastico):

- Saluti iniziali

- Riepilogo obiettivi assemblea e presentazione breve relazione introduttiva

- Primo confronto libero sulle prospettive di lavoro da svolgere

- Conoscenza dei presenti per affrontare il tema organizzativo: strutturazione associazione e collaborazioni esterne

- Il numero delle sezioni o la sezione unica verrà stabilito in base al numero dei volontari (presenti o che hanno espresso la propria disponibilità) che sono iscritti o intendono farlo. Le collaborazioni ovviamente non prevedono la necessità del tesseramento. In base alle risultanze configurazione della sezione, raccolta disponibilità per direttivo e presidenza. Scelta del nome della eventuale nuova sezione unica.

- In caso di unica sezione, si definiranno il numero dei referenti per comune (se presenti in ogni comune) e loro individuazione.

- Presentazione breve progetti in corso.

- Se necessario Individuazione nuove date per riunirsi e procedere con l'organizzazione puntuale e definitiva.

Documento introduttivo assemblea organizzativa ANPI – 13 Ottobre 2018

zona: Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago

a cura di Antonio Bontempi - Anpi Salò

(scarica PDF - Documento-introduttivo-assem-ANPI -13-10-18 )

Visionato da Elsa Pelizzari

Lo scenario che abbiamo di fronte

L’Anpi oggi si trova di fronte ad una situazione preoccupante: da una parte viviamo in una società che si considera l’incarnazione dei valori di civiltà frutto delle lotte di liberazione tanto da ritenere inutile non il generico ricordo storico del ventennio fascista, ma ogni lettura più approfondita, ogni invito alla riflessione e soprattutto i richiami a “non abbassare la guardia” mal sopportati fino ad arrivare a definirli faziosi e utili solo a dividere il paese; dall’altra constatiamo che questa convinzione purtroppo non si fonda sulla consapevolezza delle vicende storiche e del reale significato e peso degli argomenti in campo e, per alcuni, si sovrappone alla negazione della necessità dei valori vissuti come superati.

Siamo di fronte ad una certezza di vivere nel "miglior mondo realisticamente possibile" senza fondamento. Una convinzione comoda per evitare la fatica delle riflessioni e quindi il riconoscimento delle numerose contraddizioni della nostra società, della nostra vita.

Un buon modo per non porsi delle domande è convincersi di conoscere già le risposte o rifiutandole definendole inutili.

Se, come è, crediamo che la Resistenza non rappresenti solo un moto spontaneo per concludere la guerra battendo i nazi-fascisti, ma qualcosa di più profondo e pregnante; se, come è, non crediamo che il Fascismo sia stato solo una triste parentesi storica, allora di fronte a questa situazione ci potremmo chiedere: quell'esperienza e il sacrificio di molti è stato alla fine vano?

Faccio fatica a porre questa domanda ad alta voce di fronte ad Elsa (la partigiana Elsa Pelizzari), per timore di ferirla e ferire tutti quelli che lei oggi rappresenta, ma so che a bassa voce questa domanda se l'è posta anche lei. Lo fa a bassa voce perchè è una staffetta che non ha mai abbassato la guardia e che porta avanti la sua missione fino in fondo: “ ... mai farsi prendere dallo sconforto, mai abbassare la guardia!” (Questa forse è la frase di incoraggiamento più ripetuta tra i nostri partigiani, resistenti o antifascisti nei momenti di difficoltà.)

Colmare il vuoto che genera la presunzione di non aver bisogno della memoria e delle riflessioni su “fascismo-antifascismo”, ritenuti discorsi vecchi e superati, deve essere oggi il tema cardine intorno al quale si deve sostanziare la presenta dell'Anpi, questo senza pretesa di possedere un monopolio intellettuale in merito. Lo dico per riaffermare la necessità di ampliare al massimo i centri di riflessione e di mobilitazione sui questi temi.

Lavorare sul ricordo dei singoli avvenimenti o protagonisti della Resistenza non è stato sufficiente: da molti viene vissuto come un racconto di una fiaba dove ci sono i buoni e i cattivi, e poi i buoni sconfiggono i cattivi e ... “vissero tutti felici e contenti”.

Bisogna far emergere il peso che quell'esperienza ebbe sui singoli, i sogni e le aspettative che aveva generato, l’Umanità che aveva risvegliato.

A fianco vanno rivalutati anche i percorsi personali culturali e politici espressione del panorama antifascista pre '43, perchè nella Resistenza hanno avuto un ruolo importante, trovando spazio per un’azione di animazione culturale e politica.

Infine l’importanza di ponderare le conquiste e soprattutto le numerose delusioni ed aspettative mancate, del post `45.

La Storia non può essere affrontata in modo settoriale, limitandosi ai singoli eventi, senza far emergere il contesto visto nel suo evolversi e nelle energie che l’ hanno percorsa.

La fucina r-esistenziale.

La Resistenza si configura come un’esperienza in cui persone con percorsi personali e collettivi differenti (e alcuni bisogna ammetterlo vi partecipano per forza maggiore, ma questo discorso vale anche per loro) si ritrovano “compressi” in una serie di eventi, per lo più drammatici, e in una rete di relazioni umane che inevitabilmente generano in loro un processo di maturazione, che li porta a leggere la realtà con occhi differenti, rispetto a quanto erano abituati nella quotidianità pre-guerra, portandoli a mettere in discussione molte certezze, scoprendo il significato concreto di valori e principi che la retorica predominante vuole ridurre a termini astratti o da sacrificare agli interessi meno nobili ma più pragmatici della vita quotidiana.

Valori che riemergono nel momento in cui i nostri protagonisti iniziano, in quei drammatici momenti, a desiderare una Umanità diversa, che non poteva che essere profondamente diversa da quella vissuta e conosciuta.

Il “riscatto personale e collettivo” che viene spesso citato non basta per sottolineare il potenziale di questa rivalutazione valoriale: in quel momento i valori diventano discriminanti, non sacrificabili, e bisognava lottare per dare loro concreta espressione in quello che sarebbe stato il “domani”. Fu un processo che accumunò, con gradi di consapevolezza e toni differenti, gli uomini e le donne coinvolti in quell’esperienza.

Per fare degli esempi, per evidenziare il modo nel quale questi valori emergevano in modo semplice e limpido, quindi assumendo il peso della concretezza, possiamo citare la spontanea riscoperta del valore universale dell’amicizia, del rispetto e del senso di uguaglianza tra persone anche se di paesi e culture differenti, che, nel momento in cui si ritrovano accumunate da un destino avverso e devono affidarsi l'uno all'altro per sopravvivere, dimenticando di colpo la ristretta ed artificiale retorica nazionalistica, abbracciano l’internazionalismo spontaneo che anima chi si riconosce nell’altro.

Idem se pensiamo allo sguardo differente che si ha verso la donna, che per gli stessi motivi diviene “una del gruppo” nonostante non sia di fronte al focolare o non stia accudendo i figli.

Sono solo due esempi.

La Resistenza è stata un periodo in cui un Sogno, che definiamo concreto, ha preso forma, sia per l'alchimia degli eventi, sia per i contributi di riflessione di chi giungeva nella Resistenza con livelli di consapevolezza maggiori.

La fine (?) della Resistenza.

Il crogiolo resistenziale trovò una brusca interruzione alla fine della guerra?

Come all'apertura di una pentola a pressione che sfiata il vapore, il ritorno alla vita quotidiana per alcuni fu un ritornare con i piedi per terra ? (nella sua connotazione negativa, di realismo politico che sacrifica i valori agli interessi)

Per alcuni forse fu così.

La Resistenza fini con la Liberazione? È un capitolo chiuso?

Cercarono di renderlo un capitolo chiuso quanto prima.

Ammettiamolo: una delle prime preoccupazioni post guerra fu quella di voler normalizzare il paese, disarmare la Resistenza, ricondurla ad un’azione militare e non politica, distribuendo medaglie e riconoscimenti per poi dire .... "e vissero tutti felici e contenti".   Non fu proprio così, ma di questa fase non si parla molto.

Ci fu la Costituzione, ma imperversò la guerra fredda e il giocare sporco. Assistiamo al ripristino sotto nuove vesti degli antichi rapporti di forza.

Elsa continua a ricordarlo: troppi si dissero antifascisti nei giorni della liberazione e in quelli successivi, e loro, che la resistenza l'avevano fatta, in troppi dovettero subire umiliazioni e forme di ostracismo.

D’altra parte come poter credere che in pochi mesi il paese si fosse rinnovato nell'animo, nei suoi rapporti sociali e di potere che erano gli stessi che avevano dato vita al Fascismo?

Dico queste cose solo per provocare una riflessione: fa parte del nostro discorso riflettere sul dopo, perchè il dopo ci permette di capire meglio anche il prima e il durante e ci permette di ritornare sulla domanda: perchè riteniamo la Resistenza tanto importante?

Oggi dobbiamo tenere vivo non tanto un ricordo, ma proprio quel Sogno e quello spirito resistenziale di cui abbiamo detto.

Se è così possiamo considerare la Resistenza un capitolo ancora aperto.

Fare ed essere memoria viva.

Se poi ci domandiamo quali siano i sogni d’oggi ... vediamo le differenze e troviamo la nostra "missione"

Per concludere

Il ruolo dell'Anpi è quello di far comprendere come il Fascismo storico non sia stato come una malattia passeggiera contratta per caso: è quello di ricordare che, come un camaleonte, il corpo sociale che aveva dato vita al Fascismo, scaricato il capo, avesse dapprima atteso inerme gli eventi cercando di salvare il (proprio) salvabile, e poi come si fosse cambiato l'abito indossando le vesti del salvatore e garante della patria, perpetuandosi nel tempo ed infine  nel mezzo ricordare la drammatica e importantissima esperienza resistenziale in cui persone comuni si sono mostrate eroi e ci hanno dimostrato che di fronte alla barbarie esistono i valori di civiltà e che tali valori sono inderogabili, hanno un significato concreto e non sono capricci idealistici.

Quindi l'autorevolezza dell'Anpi, che in futuro non potrà contare su quella dei suoi protagonisti, risiederà nella sua capacità di trasmissione del loro ricordo e soprattutto nel tenere viva l’autorevolezza e nobiltà dei loro sogni.

È su questa traccia che sono state concepite le iniziative in corso che verranno presentate in calce.

 

Antonio Bontempi

presidente Anpi Sezione di Salò - Settembre 2018

L'associazione in breve.

L'ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, ha attualmente oltre 120.000 iscritti.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l'occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l'ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell'unità della Resistenza anche nell'ANPI.

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

Nel 2006, ribadendo la propria "necessità storica" l'ANPI ha modificato il proprio Statuto prevedendo l'iscrizione in qualità di "antifascisti" di "coloro che intendono impegnarsi per conservare, tutelare e diffondere" i valori della Resistenza, aprendo ufficialmente l'ANPI ai non partigiani effettivi.

''I partigiani non muoiono - afferma Marisa Ombra, che ha aperto il congresso torinese del 2011- loro saranno la nuova Anpi: stiamo cercando di avvicinare i giovani a diventare la nuova classe dirigente dell'associazione. I nuovi partigiani sono le donne, gli studenti, tutti quegli italiani che con generosità, passione, entusiasmo stanno opponendo un muro ai detrattori dei diritti e del vivere civile''.

Questo passaggio ribadisce inoltre che l'ANPI non è mai stata una semplice associazione combattentistica, ma esiste per perpetuare ed attuare lo spirito della Resistenza.

http://www.anpi.it

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Rimettiamoci in cammino


Verso la marcia Perugi Assisi del 7 ottobre 2018 – da www.perlapace.it – Tavola della Pace

Così non va. Disponiamo di più ricchezze, conoscenze, istituzioni e mezzi di ogni altro tempo ma permettiamo che di giorno in giorno aumentino le disuguaglianze, le sofferenze, i conflitti, la disoccupazione e l’insicurezza di miliardi di persone. Non troviamo i soldi per assicurare un lavoro a tutti ma continuiamo a spenderne una valanga per comprare armi, ingigantire eserciti e condurre guerre infinite.

I numerosi progressi che abbiamo ottenuto in tanti campi ci aprono orizzonti impensati per migliorare le condizioni di vita di tutti e portare la pace laddove ancora non c’è. Eppure rischiamo di essere travolti da numerosi problemi che abbiamo causato e che non abbiamo ancora risolto: dalla povertà di miliardi di persone al cambiamento climatico, dalle guerre alle migrazioni.

Alcune delle più importanti conquiste dell’umanità rischiano di essere progressivamente cancellate o annullate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità, il principio di uguaglianza e di giustizia, la democrazia,…

Tutti i giorni, la negazione di questi diritti e principi avviene nella più totale impunità. Crimini orribili, visibili e invisibili agli occhi della comunità internazionale, vengono compiuti nell’inerzia generale. L’Onu e le istituzioni internazionali create per impedire nuove guerre e intervenire in difesa della dignità e dei diritti umani sono state indebolite e spesso vengono tenute ai margini. La stessa Unione Europea, che tanto ha contribuito all’affermazione della civiltà del diritto, è entrata in una fase molto pericolosa che rischia di far fallire uno dei più importanti esperimenti di pace della storia. In molti dei paesi dove più grandi erano state le conquiste democratiche, sono in atto gravi processi di corrosione e arretramento politico, sociale e morale.

Nel frattempo, tante persone stanno cedendo alla paura e all’insicurezza, alla sfiducia e alla rassegnazione, assumendo gravi atteggiamenti di chiusura, indifferenza e rabbia. Decenni di individualismo sfrenato e di rincorsa dell’arricchimento, con il loro seguito di delusioni e fallimenti hanno cancellato in molti il senso della pietà e del bene comune, il valore della solidarietà e della condivisione, l’importanza dell’impegno democratico. E oggi finiscono per alimentare una politica priva di lungimiranza, etica, efficacia, credibilità e per dettare decisioni sbagliate che aggravano i problemi anziché risolverli.

Grandi pericoli incombono. Dobbiamo reagire!

Diversamente dagli imprenditori dell’odio e dai rassegnati, noi sappiamo che sono le persone a fare la storia e che il cambiamento che sogniamo, la pace che desideriamo per noi, per i nostri cari e per l’umanità intera non dipende solo dalle grandi decisioni ma anche da tutte le piccole, piccolissime, azioni fatte ogni giorno, da ciascuno, dappertutto.

Questi miliardi di “azioni di pace”, individuali e collettivi, spesso realizzate da donne, agiscono positivamente nella storia dell’umanità anche se non vengono raccontati dal mondo dell’informazione e della comunicazione e quindi non vengono valorizzate.

Per fronteggiare i problemi e le minacce che abbiamo davanti dobbiamo rafforzare questa corrente positiva, farla emergere in tutti campi e a tutti i livelli ed estenderla mettendo il nostro personale impegno al servizio degli altri e dell’umanità. Ciascuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità.

Questo è il tempo in cui dobbiamo osare la fraternità. Non possiamo più permetterci di vivere in perenne competizione con gli altri perché stiamo distruggendo le cose più belle che abbiamo. La competizione è la sorella della guerra. Disertiamola!

Smettiamo di fare le guerre! Quelle armate che stanno devastando interi paesi e popolazioni, ma anche quelle più subdole che ci vedono continuamente gli uni contro gli altri, nell’economia come nei rapporti interpersonali.

Cerchiamo assieme le soluzioni dei problemi che non sono state trovate e intraprendiamo, sin da ora, nuove iniziative per attuarle.

Investiamo sui giovani, rispettiamoli, prendiamoci cura del loro presente e futuro, attrezziamoli a fare la propria parte, diamogli adeguate opportunità.

Facciamo crescere l’economia della fraternità! Cominciamo dai luoghi in cui viviamo, cercando nuove strade per combattere la povertà e la disoccupazione, costruendo nuovi rapporti sociali, economici e personali centrati sulla cura reciproca.

Scopriamo insieme l’importanza e la bellezza della cura. La cura di noi e non solo dell’io. La cura reciproca. La cura della vita. La cura dei più indifesi. La cura del bene comune. La cura del mondo che condividiamo con gli altri.

Affermiamo il dovere di proteggere ovunque tutte le persone minacciate da violenze, guerre, persecuzioni e sistematiche violazioni dei diritti umani!

Difendiamo la società aperta. Anzi, costruiamo una “vera” società aperta, inclusiva, solidale, accogliente.

Costruiamo una politica nuova e una nuova cultura politica nonviolenta basata sul rispetto della “dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili”.

Impegniamoci per far rispettare gli impegni presi dai governi per costruire un futuro migliore per tutti, a partire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dagli Accordi di Parigi sul clima.

Camminiamo insieme sulla strada che rigenera fiducia, speranza e volontà di cambiamento e… domenica 7 ottobre 2018, a settant’anni dalla firma della Dichiarazione Universale dei diritti umani, a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a cinquant’anni dalla scomparsa di Aldo Capitini ci diamo appuntamento lungo la strada che conduce da Perugia ad Assisi. Non per fare una nuova marcia per la pace. Ma per ritrovarci e fare insieme, con te e tanti altri, un altro piccolo tratto della lunga marcia della pace e della fraternità che ci vede impegnati tutti i giorni.

Quel giorno uniremo le nostre voci e mostreremo a tutti quanto siamo numerosi. Ci riconosceremo portando ciascuno un segno di quello che facciamo nel corso dell’anno, delle idee e delle proposte che stiamo cercando di realizzare per mettere fine all’orrore e consentire a ciascuno di vivere in pace.

 

Partecipa anche tu!

Facciamo del 2018 l’anno della svolta maggiore!

 

24 giugno 2018 con Elsa Pelizzari – Salò

L’iniziativa, in caso di pioggia. verrà spostata alla settimana dopo.

Portarsi la classica coperta / telo da picnic o un vostro tavolini …. perchè i tavoli in loco non sono molti.

Non è una festa organizzata, non si svolgono servizi ristorazione o altro …. come nei picnic tra amici   …. tutto qui … e non ci sembra poco.

Indicazioni:

– venendo dai Tormini si supera la chiesa di Villa (dove c’è il semaforo) e sulla sinistra, superate le case, c’è un incocio: girare a sinistra per entrare nell’incrocio e prendere la strada che sale sulla destra. Dopo un paio di curve si vede il giardino sulla destra.

– venedo da Cunettone, superata la rotonda e le ultime case sulla destra, si arriva allo stesso incrocio di cui sopra, questa volta sulla destra

– venendo da Salò si può prendere la strada che alla rotonda delle Zette entra nel quartiere e dopo alcune curve si tiene la destra, si supera sulla destra un altro giardino comunale e in fondo al rettilineo c’è l’area di ritrovo.

Mappa luogo di ritrovo