25 aprile 2019 a Salò – un significato particolare

Su richiesta di numerosi cittadini Salodiani si diffonde il presente appello.

Il 25 Aprile si festeggia la Liberazione e questa ricorrenza per Salò ha un significato particolare. La nostra città non merita di portare il peso dei tragici trascorsi legati al fascismo e di esserne diventata simbolo per chi ancora oggi lo ha come punto di riferimento.

Quest’anno inoltre si rende necessaria una partecipazione alle celebrazioni ancor più numerosa e convinta per le recenti scelte del Consiglio Comunale: la mancata presa di distanze, nette ed inequivocabili, da quella tradizione politica con la rimozione della cittadinanza onoraria a Mussolini.

Festeggiamo dunque insieme la Resistenza e la Liberazione per affermare che Salò non deve essere titubante ed indulgente con i fascisti di ieri e di oggi.

Un messaggio preciso a chi, in questi giorni, si è sottratto a questo impegno e dovere e a chi vuol far rivivere quella cultura e quella politica.

Sulle scelte importanti, come ci ha insegnato la Resistenza, è necessario schierarsi.

Lo devono fare i cittadini, le istituzioni ed i suoi rappresentanti.

Invitiamo quindi tutti i cittadini salodiani a partecipare numerosi alle celebrazioni che si terranno la mattina in paese, con la partenza dal giardino P.Ebranati – monumento alla Resistenza – (ore 10.00) e la celebrazione in piazza Vittoria (ore 11.00).

Buon 25 aprile !

Anpi Medio Garda

 

Pagina su mozione rimozione cittadinanza Mussolini

Aggiornamento – come è andata a finire

Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato

8 aprile 2019
Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato.

Se anche le istituzioni locali, il consiglio comunale e il sindaco che ha giurato fedeltà alla Costituzione, non trovano spontaneo ed immediato cancellare la cittadinanza onoraria, tributo pubblico, a Benito Mussolini, che  per antonomasia a fianco di Hitler è simbolo dell’estrema devianza fascista e peggio ancora si riduce la questione a materia elettorale, allora possiamo dire che Salò si merita l’appellativo di Capitale, se non storica, morale della RSI.

Il voto della mozione che chiedeva la rimozione di quel riconoscimento pubblico avrebbe necessitato 5 minuti:  l’approvazione doveva essere scontata e senza distinguo.
L’atto del rimandare sine die tale gesto di fatto affossa la proposta e risulta, come è stata definita giustamente, una decisione ridicola ed offensiva nei confronti del consiglio comunale.

Il rimandare può voler dire solo una cosa: non si era d’accordo con la proposta di rimarcare oggi una cesura netta con il fascismo e Mussolini.
Come ANPI avevamo spiegato la necessità di farlo, di farlo oggi e a maggior ragione di farlo a Salò.
Oggi possiamo solo esprimere la nostra disapprovazione e sottolineare il significato preciso di questa scelta.

Chi ha gioito e festeggiato sono i numerosi rappresentanti neofascisti accorsi sul posto o che hanno fatto pressioni in questi giorni … per loro il fascismo non è un capitolo chiuso

Ieri, 8 aprile 2019, la maggioranza che guida Salò ha tolto la maschera.
Nei fatti ha dimostrato come il tema Mussolini sia un capitolo aperto anche per loro e che non erano disposti a prendere le distanze da quella storia e da quei valori dimenticando loro la storia a i valori costituzionali sui quali hanno giurato, da rappresentanti delle istituzioni, al loro insediamento.
Possiamo quindi dire: Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato.
La scelta l’hanno fatta. Ora è tutto più chiaro.

Anpi Medio Garda

alcuni link su articoli di resoconto

il primo riporta la presa di posizione ufficiale della maggioranza

https://bresciasettegiorni.it/cronaca/revoca-della-cittadinanza-a-mussolini-rinviato-il-voto-della-mozione/

https://amp.tgcom24.mediaset.it/articolo/838/3201838.html

https://www.corriere.it/politica/19_aprile_10/mussolini-resta-cittadino-onorario-salo-pregiudiziale-revoca-e8ca4ad2-5b70-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml

https://www.gardapost.it/2019/04/10/neofascismo-e-salo-lallarme-dellanpi/

http://www.bsnews.it/2019/04/10/cittadinanza-a-mussolini-lanpi-attacca-salo-e-tornata-fascista/

https://www.bresciaoggi.it/territori/garda/sal%C3%B2/cittadinanza-a-mussolini-non-finisce-qui-1.7257972

http://vallesabbianews.it/notizie-it/(Sal%C3%B2)-Neofascismo-e-Sal%C3%B2,-il-sodalizio-%C3%A8-tornato-49219.html

Revochiamo cittadinanza onoraria di Salò a Mussolini

# Premessa

Di seguito il link all’ articolo del Corriere Sera che ha messo in evidenza l’esistenza della cittadinanza onoraria a Mussolini a firma Casamassima.

Di seguito il link all’ articolo che rende noto l’iniziativa della minoranza, a firma del suo portavoce Zane, ovvero la mozione per la revoca della cittadinanza – cc 8 aprile 2018

# Comunicato 1 aprile 2019

A seguito di questa iniziativa, condividendola e immaginando le reazioni che avrebbe provocato in un contesto come vedremo falsamente distaccato, l’Anpi Medio Garda pubblica a nome del suo portavoce il seguente comunicato urgente

Comunicato stampa in appoggio alla mozione che verrà presentata in consiglio Comunale di Salò, l’ 8 aprile prossimo, da Stefano Zane per la cancellazione della cittadinanza onoraria a Mussolini.

Veniamo a conoscenza di questa proposta, la cancellazione del conferimento della cittadinanza onoraria a Mussolini, dalla stampa e non possiamo che appoggiarla ed invitare tutti i consiglieri comunali a votarla.

È un gesto simbolico, che non costa nulla attuare.

Diversamente da chi già si arrampica sugli specchi, non lo riteniamo assolutamente un capriccio politico o un gesto “inutile” tanto da non dover essere preso.

Lo riteniamo anzi un gesto necessario, proprio in questo periodo, soprattutto da parte del comune di Salò.

Perchè è un gesto necessario

Chi minimizza oggi il tema “fascismo” sono gli stessi che minimizzano fatti incontrovertibili, come la recrudescenza di forme organizzate di neofascisti, il diffuso emergere di sentimenti, di parole e di azioni che si nutrono della devianza fascista che semina odio e disprezzo ed invoca un moderno oscurantismo tramite pratiche di mistificazione e travisamento, denigrazione e diffamazione.

Quindi sarebbe un gesto simbolico, necessario ma non sufficiente, per riconoscere e contrastare, oggi, questo imbarbarimento.

Perchè lo deve fare proprio Salò

Chi minimizza il ruolo simbolico di Salò, quale riferimento di un mito fascista che si perpetua tramite il racconto pantomima dell’estremo sacrificio della RSI, per l’onore della patria e dei valori nazionali, è lo stesso che oggi ammicca a quelle vicende, pur dichiarandosi democratico, con battute, mezze frasi, allusioni o si presta ad iniziative proposte come storiche o culturali, ma estremamente ambigue.

Facendo questo alimenta e conferma questo ruolo simbolico, che a parole rifiuta, attirando le attenzioni sempre maggiori di chi ambiguo non lo vuole essere e si vanta del proprio degrado.

Quindi è un gesto simbolico, necessario ma non sufficiente, per dichiarare che si intende infrangere questa simbologia negativa legata al proprio paese.

Invitiamo pertanto i consiglieri comunali di Salò a questo piccolo gesto, appoggiando la mozione Zane e votando quindi per la cancellazione dell’onorificenza a Mussolini, ma di farlo come punto di partenza per porre più attenzione alle dinamiche in corso, per un maggiore impegno nel loro contrasto e per rifiutare le numerose ambiguità a cui assistiamo anche da parte di istituzioni.

Ringraziamo pubblicamente Stefano Zane per l’iniziativa.

Occasione per ricordare una famiglia che ha dato molto alla Resistenza locale.

 

# Aggiornamento 6 aprile 2019

Come previsto molti iniziano ad arrampicarsi sugli specchi e si raccolgono molte battute ed insulti.

La presunta inutilità dell’iniziativa viene smentita dai fatti: tutti ne parlano, molti storcono il naso, altri rivendicano apertamente il proprio sostegno all’immagine di Mussolini attaccando l’ANPI paragonato, in modo ridicolo, ai Talebani famosi per distruggere opere d’arte ritenute blasfeme. Peccato che il Fascismo non sia un opera d’arte e che nessuno in Italia dovrebbe vantarsi di sostenerlo, rimpiangerlo o giustificarlo. Questa è l’anomalia.

Bastava poco. Un appoggio alla mozione doveva risultare automatica: dichiarare la propria adesione ad un gesto simbolico, che evidenzia però un distacco reale da quelle radici, da chi vuole ancora oggi alimentare quei miti e dimostrare di non essere legati, o in debito, con i simpatizzanti, alcuni influenti e facoltosi, di quelle “devianze” e nessun eco ci sarebbe stato.

Questo passaggio semplice e lineare non c’è stato: ad oggi questo è un dato di fatto.

Vedremo il voto in aula lunedì 8 aprile 2019.

# Un inciso …. dai “talebani” dell’ANPI

Tratto da notizia ANSA -1-04-2014

“La revoca della cittadinanza a Mussolini a distanza di 95 anni è nel 2019 la priorità della sinistra che, divisa su tutto, cerca di trovare una sintesi”, ha detto Viviana Beccalossi, consigliere regionale del Gruppo Misto.
“A chi ha presentato la proposta – ha aggiunto Viviana Beccalossi – consiglio di non comportarsi come tristemente hanno fatto i Talebani, che distruggono ogni traccia di ciò che li ha preceduti. Non c’è cosa peggiore che cancellare il passato, compresi gli errori anche gravi che sono stati commessi, dato che un popolo che dimentica la sua storia è un popolo che non ha futuro”.

Strana coincidenza: parole che corrispondono alla propaganda di FN.

Domanda. Chi nega la storia?  Siamo noi che oggi, proprio ricordando  la storia, chiediamo una presa di posizione chiara e netta o siete voi che volete negare la storia, per tramandarne una vostra di comodo? Mussolini non si tocca ….

AGGIORNAMENTO 8 Aprile 2019

Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato

 

 

Antonio Bontempi

 

segue rassegna stampa non esaustiva

servizio a più voci su radio onda d’urto
http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2019/04/trx-su-Sal%C3%B2-cittadinanza-Mussolini.mp3

Articoli

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/19_marzo_23/mussolini-cittadino-onorario-418030e6-4d58-11e9-8911-13a101900170.shtml

https://bresciasettegiorni.it/politica/stefano-zane-chiede-la-revoca-della-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

http://www.bresciatoday.it/politica/salo-mussolini.html

https://www.globalist.it/news/2019/04/01/togliere-a-mussolini-la-cittadinanza-onoraria-a-salo-l-ex-missina-talebani-2039534.html

https://www.giornaledibrescia.it/garda/via-la-cittadinanza-di-sal%C3%B2-a-mussolini-sostegno-dell-anpi-1.3351157

https://bresciasettegiorni.it/cronaca/lanpi-medio-garda-sostiene-la-cancellazione-della-cittadinanza-a-mussolini/

https://www.gardapost.it/2019/03/29/zane-salo-revochi-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

https://www.gardapost.it/2019/04/01/lanpi-perche-necessario-revocare-la-cittadina-onorari-a-mussolini/

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2019/04/01/salo-togliere-cittadinanza-a-mussolini_5044eec1-cbf0-486d-bf34-bc5205d526a3.html

https://www.radiolombardia.it/2019/04/01/salo-mozione-per-togliere-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/03/salo-vuole-togliere-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini-ma-i-giovani-dovrebbero-frequentare-quei-luoghi/5083972/

https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/mussolini-revoca-cittadinanza-salo-1.4520765

https://www.giornaledibrescia.it/garda/appello-di-quattro-ex-sindaci-via-la-cittadinanza-al-duce-1.3352069

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/19_aprile_05/salo-cittadinanza-mussolini-appello-ex-sindaci-la-revoca-fee75794-5786-11e9-9553-f00a7f633280.shtml

 

Lettera aperta ai giovani che si mettono al servizio del neofascismo e agli adulti che lo alimentano diffondendo paure e strumentalizzazioni politiche

Alla vostra età, quattordicenne, ho sofferto la fame causata da una guerra voluta da Hitler, Mussolini e da tutti quelli che dietro le parole “nazione” e “patria” nascondevano solo il proprio interesse e ambizioni deleterie.

Causarono milioni di morti. Fame, distruzioni e barbarie.

Il Fascismo ci voleva sudditi. Ci voleva obbedienti, muti e vili.

Noi donne, ritenute inferiori tanto da non meritare il diritto di voto, dovevamo vivere sottomesse.

L’umanità del nostro popolo andava sacrificata a folli sogni di Impero, alla retorica degenere della superiorità degli uni sugli altri che nascondeva, invece, solo lo sfruttamento.

Con la dittatura ci è stata tolta la possibilità di essere realmente esseri umani perchè il rispetto e la solidarietà non esistevano, ma solo l’imposizione e il comando.

A quattordici anni scelsi di essere Partigiana.

Vidi giovani come voi fucilati dalle brigare nere dopo essere stati torturati. Altri 10, torturati e legati in un fienile, furono bruciati vivi. Furono 32 i giovani caduti nella nostra valle (*): si sono sacrificati per le generazioni future. Anche per voi.

Mi chiedo: come potete essere attratti da parole d’odio, dal culto della violenza, da percorsi politici che ricalcano tal quali le cause di quella pazzia, di quella barbarie?

Non lasciatevi ingannare dai tanti adulti che, nei loro sicuri posti di potere e privilegio, sono di cattivo esempio e incitano per mettere gli uni contro gli altri facendo leva sulle bassezze umane. Essi vi usano, vi strumentalizzano!

Lo fanno per i propri interessi che non sono i vostri, che non sono i nostri.

Lo fanno per sviare l’attenzione dalle vere questioni.

Non dimenticatelo: ci vogliono pedine, ma noi continueremo ad essere persone pensanti: liberi, nella libertà altrui.

Se volete essere Ribelli, come lo fummo noi, fatelo per Amore e non per Odio. Guardate indietro alla Storia: se lo farete con capacità di lettura vedrete da che parte sta l’umanità e da che parte stanno i suoi sfruttatori e detrattori …. e dopo averlo fatto … non schieratevi dalla parte sbagliata.

Gloria, staffetta Partigiana, classe 1929 – (*) operativa sul Garda-Valsabbia

Salò, 1 dicembre 2018

Comunicato stampa 27-novembre-2018 su presenza neofasciste zona Salò

In questi ultimi mesi anche a Salò si riscontra il tentativo di un gruppo di chiara impronta neofascista di propagandare il proprio logo in cerca di adesioni.
Lo stanno facendo con banchetti informativi si presume autorizzati dall’amministrazione.
Il prossimo è pubblicizzato per il 1 Dicembre.
Quello che ci preoccupa è l’indifferenza con cui questo avviene, come se fosse “normale”, come se fossero un partito o una associazione qualunque.
La cronaca e gli atti giudiziari hanno dimostrato l’opposto.
Sono gruppi che cercano visibilità, spesso attraverso provocazioni o azioni che possiamo definire squadriste.
Per non aiutarli nella propaganda non li nominiamo neppure.
Siamo però a consegnarvi un comunicato stampa in relazione a questa presenza, che reputiamo conseguenza di una diffusa ambiguità, anche a livello istituzionale e questo è ancora più grave, che consolida l’attribuzione a Salò di un ruolo simbolico, come Capitale della RSI, riconoscimento che sappiamo ingiustificato dal punto di vista storico, ma sufficiente per attirare e coagulare le varie radici di un fascismo che non è mai stato debellato dalla cultura politica e dalle pratiche sociali del nostro paese.

 

COMUNICATO STAMPA 27-novembre-2018

con allegata

Lettera aperta ai giovani che si mettono al servizio del neofascismo e agli adulti che lo alimentano
diffondendo paure e strumentalizzazioni politiche

della Partigiana Gloria classe 1929

 

La neo sezione Anpi “Medio Garda”, nata dalla fusione delle sezioni di Salò e di Roè Volciano in chiave di rilancio della sua presenza ed attività sul territorio,

-constatando il ripetersi di banchetti nel comune di Salò di gruppi palesemente neofascisti e le loro provocazioni nei comuni limitrofi;

– fortemente preoccupati da un clima generale remissivo, se non complice, rispetto il radicarsi di atteggiamenti razzisti, di intolleranza verso tutto ciò che viene bollato come “diverso” , dal riemergere del culto della violenza e della giustificazione della negazione di diritti che si credevano universali ed acquisiti;

– assistendo all’ambiguità di molti che alimentano il ruolo simbolico, anche se improprio, di Salò come capitale della RSI;

rivolge un appello a tutta la comunità locale per una reazione unitaria volta ad isolare e contrastare queste forme organizzate neofasciste e al contempo per tenere alta la bandiera dei valori e dei diritti con una scelta di campo decisa ed inequivocabile.

Dobbiamo rendere la nostra zona di Salò non più richiamo simbolico di un fascismo che mantiene radici profonde nel nostro paese, ma di una comunità in grado di mettere in campo iniziative volte a promuovere culture e politiche che siano l’opposto del fascismo, quindi democratiche e anti-fasciste.

Rivolgiamo quindi un appello affinché il prossimo 25 Aprile, a fianco delle celebrazioni ufficiali, possa esserci un momento di grande festa sovracomunale per rimarcare questa volontà di ribaltamento di prospettiva e di farlo programmando un percorso di iniziative, di stimolo e di riflessione, in preparazione a quell’evento … con chiunque voglia affiancarci in questo percorso.

In risposta alla presenza di giovani neofascisti sul territorio comunale di Salò (e non solo) alleghiamo una lettera aperta della staffetta partigiana, classe 1929, Gloria che diffondiamo ed invitiamo a diffondere con questo comunicato.

Assemblea organizzativa ANPI del 13-10-2018

Materiale informativo e preparatorio Assemblea organizzativa ANPI  – comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago.

INVITO

“Perchè insistere con la Resistenza e l’antifascismo dopo tanti anni? Il Fascismo è finito, morto e la nostra non è forse una società moderna, libera e democratica? L’Anpi non ha più senso di esistere ! Siete solo dei faziosi e dei disfattisti !”

Sentiamo spesso queste domande, queste affermazioni che si commentano da sole.

Sono segno della perdita di significato di molti di quei valori che l’antifascismo e la Resistenza volevano promuovere.

Per noi sono indice di mancanza di consapevolezza della situazione, di rimozione della realtà o peggio di una sua condivisione.

La nostra società è talmente assuefatta da credere realmente che sia giusto rimuovere il passato ? È realmente convinta di non averne bisogno ? Lo fa perchè è meglio così ?

L’Anpi delle sezioni di Roè Volciano e Salò indicono una importante assemblea (ri)organizzativa: partire dal rilancio dell’associazione per sostenere un lavoro trasversale con tutte le persone che ritengono ancora oggi utile parlare di fascismo – antifascismo e Resistenza; per ribadire il quadro valoriale che la nostra società dovrebbe avere come punto di riferimento e di farlo tramite il ricordo, vivo, delle lotte e dei sogni di quelli che erano definiti banditi.

L’obbiettivo quindi è quello di verificare l’organizzazione dell’associazione, ma anche di relazionarsi con simpatizzanti e sostenitori che non possono o non intendono dare un contributo diretto all’interno dell’ANPI.

Cerchiamo aderenti, ma anche collaboratori esterni per lavorare insieme su questi temi che sono alla base del nostro essere cittadini.

L’invito è rivolto ai comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice e Puegnago, ma è aperto a tutti.

Chi non potesse partecipare, ma fosse interessato a collaborare può contattarci a info@voltipartigiani.it

Vi preghiamo di diffondere questo invito e di visitare il sito www.voltipartigiani.it  per ulteriori informazioni.

Le sezioni ANPI di Roè Volciano e Salò

Scrarica JPG     Scarica PDF invito-assemblea-13-10-18

Gli obiettivi dell'assemblea in breve sono:

Sui contenuti

Confrontarsi sugli stimoli della relazione introduttiva sul tema del ruolo dell'Anpi e della memoria storica oggi

Organizzativi

in base al numero dei presenti che si dichiarano disponibili ad entrare o rimanere nell'associazione (o chi impossibilitato a partecipare che  ha comunicato la propria disponibilità) si organizza la presenza ufficiale dell' Anpi sul territorio dei 4 comuni coinvolti con l'individuazione del numero delle sezioni, dei ruoli e della struttura organizzativa.

Collaborazioni con gruppi o altre associazioni

In base allle presenze si potranno strutturare collaborazioni con soggetti terzi su base di progetti o linee di lavoro.

Sostegno esterno

Stabilire un contatto con i singoli simpatizzanti, che non ritengono di aderire all'associazione, per collaborazioni o scambi reciproci

Svolgimento lavori indicativo (elastico):

- Saluti iniziali

- Riepilogo obiettivi assemblea e presentazione breve relazione introduttiva

- Primo confronto libero sulle prospettive di lavoro da svolgere

- Conoscenza dei presenti per affrontare il tema organizzativo: strutturazione associazione e collaborazioni esterne

- Il numero delle sezioni o la sezione unica verrà stabilito in base al numero dei volontari (presenti o che hanno espresso la propria disponibilità) che sono iscritti o intendono farlo. Le collaborazioni ovviamente non prevedono la necessità del tesseramento. In base alle risultanze configurazione della sezione, raccolta disponibilità per direttivo e presidenza. Scelta del nome della eventuale nuova sezione unica.

- In caso di unica sezione, si definiranno il numero dei referenti per comune (se presenti in ogni comune) e loro individuazione.

- Presentazione breve progetti in corso.

- Se necessario Individuazione nuove date per riunirsi e procedere con l'organizzazione puntuale e definitiva.

Documento introduttivo assemblea organizzativa ANPI – 13 Ottobre 2018

zona: Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago

a cura di Antonio Bontempi - Anpi Salò

(scarica PDF - Documento-introduttivo-assem-ANPI -13-10-18 )

Visionato da Elsa Pelizzari

Lo scenario che abbiamo di fronte

L’Anpi oggi si trova di fronte ad una situazione preoccupante: da una parte viviamo in una società che si considera l’incarnazione dei valori di civiltà frutto delle lotte di liberazione tanto da ritenere inutile non il generico ricordo storico del ventennio fascista, ma ogni lettura più approfondita, ogni invito alla riflessione e soprattutto i richiami a “non abbassare la guardia” mal sopportati fino ad arrivare a definirli faziosi e utili solo a dividere il paese; dall’altra constatiamo che questa convinzione purtroppo non si fonda sulla consapevolezza delle vicende storiche e del reale significato e peso degli argomenti in campo e, per alcuni, si sovrappone alla negazione della necessità dei valori vissuti come superati.

Siamo di fronte ad una certezza di vivere nel "miglior mondo realisticamente possibile" senza fondamento. Una convinzione comoda per evitare la fatica delle riflessioni e quindi il riconoscimento delle numerose contraddizioni della nostra società, della nostra vita.

Un buon modo per non porsi delle domande è convincersi di conoscere già le risposte o rifiutandole definendole inutili.

Se, come è, crediamo che la Resistenza non rappresenti solo un moto spontaneo per concludere la guerra battendo i nazi-fascisti, ma qualcosa di più profondo e pregnante; se, come è, non crediamo che il Fascismo sia stato solo una triste parentesi storica, allora di fronte a questa situazione ci potremmo chiedere: quell'esperienza e il sacrificio di molti è stato alla fine vano?

Faccio fatica a porre questa domanda ad alta voce di fronte ad Elsa (la partigiana Elsa Pelizzari), per timore di ferirla e ferire tutti quelli che lei oggi rappresenta, ma so che a bassa voce questa domanda se l'è posta anche lei. Lo fa a bassa voce perchè è una staffetta che non ha mai abbassato la guardia e che porta avanti la sua missione fino in fondo: “ ... mai farsi prendere dallo sconforto, mai abbassare la guardia!” (Questa forse è la frase di incoraggiamento più ripetuta tra i nostri partigiani, resistenti o antifascisti nei momenti di difficoltà.)

Colmare il vuoto che genera la presunzione di non aver bisogno della memoria e delle riflessioni su “fascismo-antifascismo”, ritenuti discorsi vecchi e superati, deve essere oggi il tema cardine intorno al quale si deve sostanziare la presenta dell'Anpi, questo senza pretesa di possedere un monopolio intellettuale in merito. Lo dico per riaffermare la necessità di ampliare al massimo i centri di riflessione e di mobilitazione sui questi temi.

Lavorare sul ricordo dei singoli avvenimenti o protagonisti della Resistenza non è stato sufficiente: da molti viene vissuto come un racconto di una fiaba dove ci sono i buoni e i cattivi, e poi i buoni sconfiggono i cattivi e ... “vissero tutti felici e contenti”.

Bisogna far emergere il peso che quell'esperienza ebbe sui singoli, i sogni e le aspettative che aveva generato, l’Umanità che aveva risvegliato.

A fianco vanno rivalutati anche i percorsi personali culturali e politici espressione del panorama antifascista pre '43, perchè nella Resistenza hanno avuto un ruolo importante, trovando spazio per un’azione di animazione culturale e politica.

Infine l’importanza di ponderare le conquiste e soprattutto le numerose delusioni ed aspettative mancate, del post `45.

La Storia non può essere affrontata in modo settoriale, limitandosi ai singoli eventi, senza far emergere il contesto visto nel suo evolversi e nelle energie che l’ hanno percorsa.

La fucina r-esistenziale.

La Resistenza si configura come un’esperienza in cui persone con percorsi personali e collettivi differenti (e alcuni bisogna ammetterlo vi partecipano per forza maggiore, ma questo discorso vale anche per loro) si ritrovano “compressi” in una serie di eventi, per lo più drammatici, e in una rete di relazioni umane che inevitabilmente generano in loro un processo di maturazione, che li porta a leggere la realtà con occhi differenti, rispetto a quanto erano abituati nella quotidianità pre-guerra, portandoli a mettere in discussione molte certezze, scoprendo il significato concreto di valori e principi che la retorica predominante vuole ridurre a termini astratti o da sacrificare agli interessi meno nobili ma più pragmatici della vita quotidiana.

Valori che riemergono nel momento in cui i nostri protagonisti iniziano, in quei drammatici momenti, a desiderare una Umanità diversa, che non poteva che essere profondamente diversa da quella vissuta e conosciuta.

Il “riscatto personale e collettivo” che viene spesso citato non basta per sottolineare il potenziale di questa rivalutazione valoriale: in quel momento i valori diventano discriminanti, non sacrificabili, e bisognava lottare per dare loro concreta espressione in quello che sarebbe stato il “domani”. Fu un processo che accumunò, con gradi di consapevolezza e toni differenti, gli uomini e le donne coinvolti in quell’esperienza.

Per fare degli esempi, per evidenziare il modo nel quale questi valori emergevano in modo semplice e limpido, quindi assumendo il peso della concretezza, possiamo citare la spontanea riscoperta del valore universale dell’amicizia, del rispetto e del senso di uguaglianza tra persone anche se di paesi e culture differenti, che, nel momento in cui si ritrovano accumunate da un destino avverso e devono affidarsi l'uno all'altro per sopravvivere, dimenticando di colpo la ristretta ed artificiale retorica nazionalistica, abbracciano l’internazionalismo spontaneo che anima chi si riconosce nell’altro.

Idem se pensiamo allo sguardo differente che si ha verso la donna, che per gli stessi motivi diviene “una del gruppo” nonostante non sia di fronte al focolare o non stia accudendo i figli.

Sono solo due esempi.

La Resistenza è stata un periodo in cui un Sogno, che definiamo concreto, ha preso forma, sia per l'alchimia degli eventi, sia per i contributi di riflessione di chi giungeva nella Resistenza con livelli di consapevolezza maggiori.

La fine (?) della Resistenza.

Il crogiolo resistenziale trovò una brusca interruzione alla fine della guerra?

Come all'apertura di una pentola a pressione che sfiata il vapore, il ritorno alla vita quotidiana per alcuni fu un ritornare con i piedi per terra ? (nella sua connotazione negativa, di realismo politico che sacrifica i valori agli interessi)

Per alcuni forse fu così.

La Resistenza fini con la Liberazione? È un capitolo chiuso?

Cercarono di renderlo un capitolo chiuso quanto prima.

Ammettiamolo: una delle prime preoccupazioni post guerra fu quella di voler normalizzare il paese, disarmare la Resistenza, ricondurla ad un’azione militare e non politica, distribuendo medaglie e riconoscimenti per poi dire .... "e vissero tutti felici e contenti".   Non fu proprio così, ma di questa fase non si parla molto.

Ci fu la Costituzione, ma imperversò la guerra fredda e il giocare sporco. Assistiamo al ripristino sotto nuove vesti degli antichi rapporti di forza.

Elsa continua a ricordarlo: troppi si dissero antifascisti nei giorni della liberazione e in quelli successivi, e loro, che la resistenza l'avevano fatta, in troppi dovettero subire umiliazioni e forme di ostracismo.

D’altra parte come poter credere che in pochi mesi il paese si fosse rinnovato nell'animo, nei suoi rapporti sociali e di potere che erano gli stessi che avevano dato vita al Fascismo?

Dico queste cose solo per provocare una riflessione: fa parte del nostro discorso riflettere sul dopo, perchè il dopo ci permette di capire meglio anche il prima e il durante e ci permette di ritornare sulla domanda: perchè riteniamo la Resistenza tanto importante?

Oggi dobbiamo tenere vivo non tanto un ricordo, ma proprio quel Sogno e quello spirito resistenziale di cui abbiamo detto.

Se è così possiamo considerare la Resistenza un capitolo ancora aperto.

Fare ed essere memoria viva.

Se poi ci domandiamo quali siano i sogni d’oggi ... vediamo le differenze e troviamo la nostra "missione"

Per concludere

Il ruolo dell'Anpi è quello di far comprendere come il Fascismo storico non sia stato come una malattia passeggiera contratta per caso: è quello di ricordare che, come un camaleonte, il corpo sociale che aveva dato vita al Fascismo, scaricato il capo, avesse dapprima atteso inerme gli eventi cercando di salvare il (proprio) salvabile, e poi come si fosse cambiato l'abito indossando le vesti del salvatore e garante della patria, perpetuandosi nel tempo ed infine  nel mezzo ricordare la drammatica e importantissima esperienza resistenziale in cui persone comuni si sono mostrate eroi e ci hanno dimostrato che di fronte alla barbarie esistono i valori di civiltà e che tali valori sono inderogabili, hanno un significato concreto e non sono capricci idealistici.

Quindi l'autorevolezza dell'Anpi, che in futuro non potrà contare su quella dei suoi protagonisti, risiederà nella sua capacità di trasmissione del loro ricordo e soprattutto nel tenere viva l’autorevolezza e nobiltà dei loro sogni.

È su questa traccia che sono state concepite le iniziative in corso che verranno presentate in calce.

 

Antonio Bontempi

presidente Anpi Sezione di Salò - Settembre 2018

L'associazione in breve.

L'ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, ha attualmente oltre 120.000 iscritti.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l'occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l'ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell'unità della Resistenza anche nell'ANPI.

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

Nel 2006, ribadendo la propria "necessità storica" l'ANPI ha modificato il proprio Statuto prevedendo l'iscrizione in qualità di "antifascisti" di "coloro che intendono impegnarsi per conservare, tutelare e diffondere" i valori della Resistenza, aprendo ufficialmente l'ANPI ai non partigiani effettivi.

''I partigiani non muoiono - afferma Marisa Ombra, che ha aperto il congresso torinese del 2011- loro saranno la nuova Anpi: stiamo cercando di avvicinare i giovani a diventare la nuova classe dirigente dell'associazione. I nuovi partigiani sono le donne, gli studenti, tutti quegli italiani che con generosità, passione, entusiasmo stanno opponendo un muro ai detrattori dei diritti e del vivere civile''.

Questo passaggio ribadisce inoltre che l'ANPI non è mai stata una semplice associazione combattentistica, ma esiste per perpetuare ed attuare lo spirito della Resistenza.

http://www.anpi.it

HomePage

Rimettiamoci in cammino


Verso la marcia Perugi Assisi del 7 ottobre 2018 – da www.perlapace.it – Tavola della Pace

Così non va. Disponiamo di più ricchezze, conoscenze, istituzioni e mezzi di ogni altro tempo ma permettiamo che di giorno in giorno aumentino le disuguaglianze, le sofferenze, i conflitti, la disoccupazione e l’insicurezza di miliardi di persone. Non troviamo i soldi per assicurare un lavoro a tutti ma continuiamo a spenderne una valanga per comprare armi, ingigantire eserciti e condurre guerre infinite.

I numerosi progressi che abbiamo ottenuto in tanti campi ci aprono orizzonti impensati per migliorare le condizioni di vita di tutti e portare la pace laddove ancora non c’è. Eppure rischiamo di essere travolti da numerosi problemi che abbiamo causato e che non abbiamo ancora risolto: dalla povertà di miliardi di persone al cambiamento climatico, dalle guerre alle migrazioni.

Alcune delle più importanti conquiste dell’umanità rischiano di essere progressivamente cancellate o annullate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità, il principio di uguaglianza e di giustizia, la democrazia,…

Tutti i giorni, la negazione di questi diritti e principi avviene nella più totale impunità. Crimini orribili, visibili e invisibili agli occhi della comunità internazionale, vengono compiuti nell’inerzia generale. L’Onu e le istituzioni internazionali create per impedire nuove guerre e intervenire in difesa della dignità e dei diritti umani sono state indebolite e spesso vengono tenute ai margini. La stessa Unione Europea, che tanto ha contribuito all’affermazione della civiltà del diritto, è entrata in una fase molto pericolosa che rischia di far fallire uno dei più importanti esperimenti di pace della storia. In molti dei paesi dove più grandi erano state le conquiste democratiche, sono in atto gravi processi di corrosione e arretramento politico, sociale e morale.

Nel frattempo, tante persone stanno cedendo alla paura e all’insicurezza, alla sfiducia e alla rassegnazione, assumendo gravi atteggiamenti di chiusura, indifferenza e rabbia. Decenni di individualismo sfrenato e di rincorsa dell’arricchimento, con il loro seguito di delusioni e fallimenti hanno cancellato in molti il senso della pietà e del bene comune, il valore della solidarietà e della condivisione, l’importanza dell’impegno democratico. E oggi finiscono per alimentare una politica priva di lungimiranza, etica, efficacia, credibilità e per dettare decisioni sbagliate che aggravano i problemi anziché risolverli.

Grandi pericoli incombono. Dobbiamo reagire!

Diversamente dagli imprenditori dell’odio e dai rassegnati, noi sappiamo che sono le persone a fare la storia e che il cambiamento che sogniamo, la pace che desideriamo per noi, per i nostri cari e per l’umanità intera non dipende solo dalle grandi decisioni ma anche da tutte le piccole, piccolissime, azioni fatte ogni giorno, da ciascuno, dappertutto.

Questi miliardi di “azioni di pace”, individuali e collettivi, spesso realizzate da donne, agiscono positivamente nella storia dell’umanità anche se non vengono raccontati dal mondo dell’informazione e della comunicazione e quindi non vengono valorizzate.

Per fronteggiare i problemi e le minacce che abbiamo davanti dobbiamo rafforzare questa corrente positiva, farla emergere in tutti campi e a tutti i livelli ed estenderla mettendo il nostro personale impegno al servizio degli altri e dell’umanità. Ciascuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità.

Questo è il tempo in cui dobbiamo osare la fraternità. Non possiamo più permetterci di vivere in perenne competizione con gli altri perché stiamo distruggendo le cose più belle che abbiamo. La competizione è la sorella della guerra. Disertiamola!

Smettiamo di fare le guerre! Quelle armate che stanno devastando interi paesi e popolazioni, ma anche quelle più subdole che ci vedono continuamente gli uni contro gli altri, nell’economia come nei rapporti interpersonali.

Cerchiamo assieme le soluzioni dei problemi che non sono state trovate e intraprendiamo, sin da ora, nuove iniziative per attuarle.

Investiamo sui giovani, rispettiamoli, prendiamoci cura del loro presente e futuro, attrezziamoli a fare la propria parte, diamogli adeguate opportunità.

Facciamo crescere l’economia della fraternità! Cominciamo dai luoghi in cui viviamo, cercando nuove strade per combattere la povertà e la disoccupazione, costruendo nuovi rapporti sociali, economici e personali centrati sulla cura reciproca.

Scopriamo insieme l’importanza e la bellezza della cura. La cura di noi e non solo dell’io. La cura reciproca. La cura della vita. La cura dei più indifesi. La cura del bene comune. La cura del mondo che condividiamo con gli altri.

Affermiamo il dovere di proteggere ovunque tutte le persone minacciate da violenze, guerre, persecuzioni e sistematiche violazioni dei diritti umani!

Difendiamo la società aperta. Anzi, costruiamo una “vera” società aperta, inclusiva, solidale, accogliente.

Costruiamo una politica nuova e una nuova cultura politica nonviolenta basata sul rispetto della “dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili”.

Impegniamoci per far rispettare gli impegni presi dai governi per costruire un futuro migliore per tutti, a partire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dagli Accordi di Parigi sul clima.

Camminiamo insieme sulla strada che rigenera fiducia, speranza e volontà di cambiamento e… domenica 7 ottobre 2018, a settant’anni dalla firma della Dichiarazione Universale dei diritti umani, a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a cinquant’anni dalla scomparsa di Aldo Capitini ci diamo appuntamento lungo la strada che conduce da Perugia ad Assisi. Non per fare una nuova marcia per la pace. Ma per ritrovarci e fare insieme, con te e tanti altri, un altro piccolo tratto della lunga marcia della pace e della fraternità che ci vede impegnati tutti i giorni.

Quel giorno uniremo le nostre voci e mostreremo a tutti quanto siamo numerosi. Ci riconosceremo portando ciascuno un segno di quello che facciamo nel corso dell’anno, delle idee e delle proposte che stiamo cercando di realizzare per mettere fine all’orrore e consentire a ciascuno di vivere in pace.

 

Partecipa anche tu!

Facciamo del 2018 l’anno della svolta maggiore!

 

Appello 25 aprile 2018

Comunicato stampa – ANPI sezioni di Salò/Roè Volciano e di Gargnano

PRESENTAZIONE di un APPELLO per la riscoperta del Sogno Resistenziale ed un invito a rendersi attivi nella società per realizzarlo – iniziative connesse

Riconosciamo nell’esperienza resistenziale partigiana e dell’anti-fascismo un punto di riferimento per le energie positive e i sogni che hanno espresso.

Rivolgendo quindi lo sguardo a quelle persone nelle quali vogliamo continuare ad immedesimarci, i rappresentanti dell’ANPI di quei comuni che vengono identificati con il cuore di quella che fu la Repubblica Sociale Italiana, diffondono un APPELLO per aprire una fase di riflessione, di confronto e di condivisione di quel sogno resistenziale.

Un invito ad adoperarsi in prima persona, ognuno secondo le proprie prerogative e possibilità, perché su questi temi non è possibile delegare, ma neppure camminare da soli.

Quindi il terzo passaggio di quest’appello è un invito alla collaborazione, all’unione delle energie, per essere insieme “come un giardino e non piante isolate nel proprio vaso”.

… preoccuparsi di

… adoperarsi per

… unendo le energie

Tutto questo vuol dire proporre e condividere riflessioni ed iniziative uniti dal motto:  …un Sogno Concreto … per Essere Umani.

Un sogno che dobbiamo riscoprire per caratterizzare e sostanziare la nostra “umanità”.

 

Questo l’appello datato 25 aprile 2018:

Le sezioni di Salò, gemellata con Roè Volciano, e di Gargnano diffondono il presente appello:

Non possiamo che esprimere avvilimento di fronte ad uno scenario nazionale ed internazionale che vede:

  • l’accettazione e la normalizzazione di approcci di aggressività sociale su base economica, etnica, religiosa o nazionale;
  • il prevalere di pregiudizi ed egoismi;
  • processi di mistificazione della realtà per individuare capri espiatori verso cui sfogare le nostre paure (spesso indotte), l’insoddisfazione e l’insicurezza economica-sociale nascondendo i problemi e le reali cause;
  • la rinuncia dei valori positivi che avevano animato la nascita della nostra Costituzione e che ci imporrebbero la ricerca di una via per la convivenza e la civiltà.
  • l’eterna corsa agli armamenti, le guerre mascherate o ignorate, l’aumento dei nazionalismi e delle tensioni.

Un quadro molto preoccupante che ci mostra una realtà desolante che pare senza speranze.

L’ANPI di oggi che ha ricevuto il testimone dai protagonisti della Resistenza e che vuole trasmetterne lo spirito di fondo … quello che noi chiamiamo il Sogno Concreto, rivolge  un appello alle persone che si riconoscono in quei valori per adoperarsi insieme affinché il presente non sia più indegno del passato, ma migliore.

Pace, Democrazia e Antifascismo sono la stessa cosa, e se qualcuno ritiene che questi termini siano di “parte” noi, lo diciamo forte, siamo da questa parte: l’unica compatibile con la nostra umanità.

Non può essere un disvalore dirsi ancora oggi partigiani: l’indifferenza e l’equidistanza è conformismo al presente e non lo si può accettare.        

25 Aprile 2018

per ANPI Salò/Roè Volciano – Antonio Bontempi

per Anpi Gargnano – Leila Bonacossa

 

un Sogno Contreto per Esseri Umani

A seguito della scrittura del testo che ci aveva portati ad individuare i termini “Sogno Concreto” – qui il testo – e all’appello – testo – è venuto naturale pensare che chiunque può presentare contenuti o riflessioni che possano caratterizzare questo Sogno, anche il proprio Sogno, tramite iniziative di vario genere.

Si invita in tal caso a comunicarcerlo per supportare per quanto possibile l’iniziativa – modulo contatti – e di utilizzare il logo di seguito allegato in modo da dare vita ad una campagna collettiva in questa direzione.

 

loghi:

Logo testo bianco su trasparente

Sogno Concreto

25 Aprile 2018

Premessa

Questo è un testo scritto a più mani ed è stato condiviso con Gloria, nome di battaglia della “nostra” staffetta partigiana Elsa Pelizzari, classe 1929.

Oggi non si tratta di consegnare messaggi o trasportare armi, ma di trasmettere lo spirito della Resistenza. Il testimone che ci viene teso è il Sogno Concreto.

Sta a noi allungare il braccio per accoglierlo e farlo vivo.

Non ha senso ricordare solo il valore dei Resistenti: oggi non è più tempo di Tacere, ma di azione manifesta e non cedere, ma vigilare con spirito pronto i nuovi poteri.”

Elsa, Aprile 2018

Il Sogno Concreto

Il 25 aprile è la festa della Liberazione.

Celebrare la Liberazione è un invito per tornare, con un salto temporale, a quel 1945 per ricordare le emozioni e le aspettative di quel momento.

La fine della guerra è solo l’epilogo di una storia molto più lunga ed articolata. Per i protagonisti della Resistenza quel 25 aprile 1945 rappresentava non solo lo sforzo finale per far terminare l’incubo della guerra, ma anche il momento per dare vita ad una nuova storia che fosse profondamente differente rispetto quella che il passato aveva rappresentato. “…si voleva che la nostra Patria avesse un progetto di pace e di rispetto.”

La guerra aveva mostrato il vero volto della “cancrena nera” che aveva saturato la nostra società, aveva reso evidenti le degenerazioni e gli inganni che celava.

Le parole d’ordine che fino a quel momento avevano giustificato tutto, si mostrarono nella loro essenza: manipolazioni per coprire e giustificare pregiudizi, egoismi ed interessi di parte fino a disumanizzare i singoli e l’intera società.

Ne sono simbolo le fiamme dei paesi bruciati, gli scheletri dei campi di sterminio, le distruzioni materiali e morali dei nazifascisti.”

La Resistenza fu variegata. “Tu Rosso io Verde ma tutti Partigiani uniti”.

Ebbe radici in persone che erano già politicamente consapevoli e non si erano conformate al fascismo. Molte altre fecero la scelta di entrare nella lotta partigiana istintivamente e, grazie a quell’esperienza, iniziarono a maturare il Sogno Concreto di una Liberazione non solo dall’occupazione nazista, come oggi in modo riduttivo qualcuno afferma, ma da tutto ciò che aveva generato tanto orrore.

Una Liberazione che ha per fine la riabilitazione dell’intera umanità.

Mai ci sentimmo liberi e forti come quando ritrovammo nel fondo della coscienza la capacità di ribellarci, di insorgere, contro la dittatura fascista”.

Ricordiamolo: la Resistenza nacque spontaneamente al di fuori dello Stato e del sistema di potere fascista che l’armistizio del settembre 1943 non aveva sradicato.

Nonostante questo fu una mobilitazione diffusa e piena di fermenti.

Si voleva passare da sudditi a cittadini e realizzare la vera Libertà.”

Era evidente che il passato non poteva essere superato con il solo armistizio. Neppure la speranza della fine immediata della guerra trovò soddisfazione. Divenne spontaneo fare i conti con la Storia e ci furono le condizioni per farlo:

la Resistenza non fu solo azione militare, ma anche riflessione e maturazione per un riscatto personale e collettivo.

Come non capire l’importanza della solidarietà, dell’empatia per le persone in difficoltà, del sodalizio comunitario dovendo affidare la propria vita, ogni giorno, nelle mani dei compagni di lotta di cui si poteva conoscere solo un nome di battaglia o nell’affidarsi all’ aiuto di uno sconosciuto che avrebbe potuto denunciarti ?

Era un affidarsi agli altri, per prendersi cura degli altri “perché i nazifascisti erano divoratori della dignità umana come cani rabbiosi

Come non capire il valore e il significato profondo della condivisione dovendo convivere gestendo insieme le poche risorse disponibili e i tanti disagi e pericoli?

E come non legare questa condivisione alla riflessione sulla giustizia sociale, sull’equità, ragionando sul potere, sullo sfruttamento, sull’accesso al benessere?

Dobbiamo imparare a vivere le libertà democratiche come regole di vita

Come non vedere la vacuità di certi miti guardando i visi sofferenti delle loro vittime? Il nazionalismo legato al militarismo non aveva portato l’Europa in un baratro? Predicare le differenze razziali e la superiorità di nazioni rispetto ad altre non era forse una scusa per opprimere gli altri, per colonizzarli?

Non era forse la stessa logica che vuole sfruttare il prossimo assoggettandolo a leggi di comodo o mettendolo in condizioni di non potersene sottrarre?

Come non riconoscere che le vittime della storia sono sempre le stesse e che le guerre sono funzionali a questo sistema di potere.

Come non implorare: “Mai più guerre!” e “lottare per una più vasta solidarietà degli spiriti e del lavoro contro i prepotenti e gli arroganti

Come non imparare ad assaporare i rapporti umani e le poche gioie del quotidiano, liberi dai vincoli dei rapporti economico sociali o di genere?

Come non vedere che l’operaio e il professore potevano essere amici, come lo potevano essere il contadino del sud e il montanaro del nord, l’italiano e lo straniero? Come non riconoscere il valore del contributo femminile anche al di fuori del “focolare della casa”?

Le donne, non chiamate ma volontarie, furono la Sussistenza della Resistenza

Come non convincersi che tutto questo avrebbe potuto trovare un riscontro in una futura vita senza guerre, senza vittime di poteri forti, senza sfruttamento, senza privilegi, senza odio o invidie? … “Questo è l’impegno di chi ama la sua Patria

E’ sufficiente ascoltare i racconti dei protagonisti per capire come potesse essersi sviluppato quel Sogno Concreto nelle nottate di veglia e nei discorsi tra loro in Baita. Parliamo di Sogno Concreto, perché in quei momenti la tensione, le speranze e il desiderio di un ritorno ad una vita normale, ma in un mondo diverso, era concreto come era concreta la fame, il dolore, le preoccupazioni, come erano concreti i disagi e a volte la desolazione nei cuori di quelle persone.

Per molti di quei protagonisti i giorni e i mesi successivi all’agognata Liberazione non furono di buon auspicio. Troppi si dicevano antifascisti e il passato era considerato una parentesi da dimenticare.

Gli italiani, i popoli del mondo, avevano imparato la lezione?

NO … perché fascismo e populismo di oggi hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è Democratico

L’unità Nazionale non è ancora realizzata perché non sono reali la Solidarietà, la Giustizia, i Diritti e i Doveri per tutti

Noi Italiani siamo capaci di grande generosità, ma anche di moti auto assolutori e di mistificazioni profonde.

Le radici del fascismo, che trovano origini antiche e sono legate alle debolezze umane, non furono sradicate dalla sconfitta nella guerra.

Non furono sradicate dal fermento che seguì i mesi successivi la Liberazione.

Non furono sradicate con il processo costituente, né con i governi successivi.

Sono radici tenaci come la gramigna e si manifestano ancora oggi in molti modi.

Sono radici ancora vive perché siamo una società che solo parzialmente si è convertita e per l’aver rimosso o sminuito le passate responsabilità, personali e collettive, evitando di mettere a nudo la realtà degli accadimenti.

Guardiamo ad esempio come si raccontano ancora oggi i fatti più cruenti e quindi più rappresentativi di quell’epoca: si evitano giudizi compromettenti o espliciti richiami alla responsabilità.

Il colonialismo, continuato con particolare ferocia dal fascismo, lo descriviamo come se fosse stata un’occasione che nessuno Stato moderno occidentale potesse perdere … quasi un diritto. Sono le stesse giustificazioni del tempo, ma gli italiani che sostenevano queste “imprese” erano mossi solo da interessi economici e di potere dimostrando il proprio razzismo e il disprezzo dei diritti e della vita altrui.

L’uso delle armi chimiche in Africa, da parte di Graziani e Badoglio su autorizzazione di Mussolini, la ricordiamo come un eccesso inevitabile, e non come atto criminale e disonorevole “dove migliaia di persone perirono in condizioni miserabili con eccidi e persecuzioni

La discesa in guerra, dalla parte sbagliata, solo per opportunismo e con il più profondo disprezzo per le moltitudini che si sarebbero dovute sacrificare, la narriamo come un azzardo che comunque avrebbe potuto portare buoni frutti.

Triste vedere chi ne rivendica ancora oggi presunti atti eroici, come le gesta della X MAS ad Alessandria d’Egitto o le battaglie in Africa a fianco dei nazisti come se non si trattassero di atti di una guerra ignobile e criminale.

Non può esserci “valore” nel fare cose sbagliate.

Una guerra che conterà milioni di morti, devastazioni, malvagità e tanta fame.

Dal 1939 al 1945 più di 10 milioni di italiani soffrirono la fame per l’autarchia, il tesseramento con la tessera annonaria che garantiva solo 800 calorie al posto delle 1500 necessarie per vivere.”

Abbiamo rimosso completamente le nostre malefatte non solo in Africa ma in Francia, Albania, Grecia e nella ex Jugoslavia: tra il 1930 e il 1943 abbiamo gestito dei veri e propri campi di concentramento ove migliaia di civili morirono di fame, di malattie e di violenze. E come dimenticare le nostre fucilazioni, le nostre deportazioni, la devastazione dei villaggi, l’usurpazione di terre … eravamo noi italiani a compiere queste cose, i nostri soldati, i nostri rappresentanti.

Le leggi raziali le releghiamo ad una vergognosa responsabilità di poche persone e ricordiamo come azioni goliardiche le spedizioni punitive delle squadracce fasciste. Chissà se avrà riso il signor Inga, socialista, ucciso a bastonate dai fascisti a Gazzane nel 1923 “… seduto al Circolo dei Lavoratori per sorseggiare un bicchiere di vino perché faceva parte della Lega Contadina” o il salodiano Testa inviato al confino insieme a molti altri “sovversivi”.

Un eccesso dovuto alle circostanze anche i rastrellamenti, le impiccagioni e le fucilazioni durante la RSI ? “…più feroci di quelli nazisti”.

Facciamo fatica a ricordare i fucilati a Provaglio Val Sabbia, caduti sotto i colpi di militi salodiani, Boldrini a Gargnano, i tanti caduti delle valli e città vicine, i morti nei campi di lavoro, gli internati. Non era il fato che li ha condannati a morte.

Per finire, e soprattutto, dimentichiamo chi sostenne il fascismo, il perché lo fece e con quali interessi. In sostanza ci rifiutammo, e ci rifiutiamo ancora oggi, di considerare le radici del fenomeno.

Solo guardando in faccia le vittime della Storia, percependo nei loro occhi l’aberrazione dei comportamenti e dei pensieri di cui sono stati vittima, possiamo comprendere e far nostro quel Sogno Concreto di cui abbiamo parlato e che da quella sofferenza è nato.

Solo accettando il testimone di quel sogno partigiano, possiamo dire di aver imparato qualcosa dalla Storia e dirci, oggi, orgogliosamente italiani e antifascisti.

Buona Liberazione.

… e buon 25 Aprile che dovrebbe essere la festa di tutti gli italiani

Antonio Bontempi, Paolo Canipari – ANPI Salò

Leila Bonacossa – ANPI Gargnano

con la supervisione di Elsa Pelizzari – Partigiana “Gloria” ANPI Roè Volciano (le frasi in corsivo sono i suoi commenti aggiuntivi finali)