Il diritto alla vita vale meno di un ordine del governo

Riccardo De Vito, Magistratura democratica – articolo di Carlo Lania tratto dal web 6-8-2019

«Il decreto sicurezza bis trascina il nostro Paese in un mondo capovolto rispetto al progetto costituzionale democratico dell’Italia repubblicana», dice il presidente di Magistratura democratica Riccardo De Vito.

Dottor De Vito, perché parla di un mondo capovolto?
Perché in nome di una propaganda continua, basata su una presunta emergenza sicurezza, che contrasta con i dati reali visto gli sbarchi in Italia sono addirittura diminuiti, si sacrificano diritti fondamentali come quello alla vita e a un’esistenza libera e dignitosa, diritti validi anche per le persone che tutti i giorni rischiano di morire in mare. E questo è contrario all’ordine di priorità sancito dalla Costituzione repubblicana. Quindi è un mondo capovolto, perché i diritti alla vita vengono dopo un’esigenza di sicurezza che è del tutto presunta. Per l’ennesima volta il decreto sicurezza bis pone un collegamento ideale tra il fenomeno migratorio e l’insicurezza pubblica, lo fa a livello simbolico descrivendo lo straniero come un fattore di pericolo e invertendo l’ordine dei fattori costituzionali. E’ l’esempio più eclatante in cui ci troviamo di fronte a dei casi in cui l’esecutivo – e in particolar modo il ministro dell’Interno – pretende di avere prevalenza su norme convenzionali sul soccorso e sul salvataggio delle persone in mare, sulla Convenzione di Ginevra, sulla Convezione europea per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo. Anche in questo caso abbiamo una gerarchia delle fonti capovolta: un ordine del ministro viene prima del rispetto di queste convenzioni internazionali.

Un esempio di questo capovolgimento è il fatto che chi soccorre i migranti viene criminalizzato.
Esatto, il dovere costituzionale di solidarietà viene addirittura trasformato in una punizione nei confronti di chi salva vite, anche con sanzioni amministrative pesanti. Si tratta di un provvedimento estremamente grave, perché in questo capovolgimento c’è lo svuotamento dall’interno della democrazia.

Ormai si equiparano tranquillamente le ong ai trafficanti di uomini. Che fine ha fatto il principio di non colpevolezza?
Diciamo che per i nostri governanti purtroppo vale a corrente alterna. E’ valido per esponenti delle istituzioni colpiti da procedimenti penali, ma non lo è nei confronti delle ong colpite da provvedimenti giudiziari mai conclusi con sentenze di condanna. Abbiamo un governo che crea due categorie di persone: quelle presunte pericolose, per le quali il principio di non colpevolezza non deve valere, e altre che invece sono coperte dallo stesso principio. Da giuristi sarebbe bene dire che il principio di non colpevolezza vale per tutti.

Nel decreto è previsto anche un irrigidimento delle sanzioni per i reati compiuti durante una manifestazione. Ma non erano sufficienti le leggi già in vigore, varate tra l’altro durante gli anni del terrorismo?
Il messaggio che si vuole dare è chiaro: un reato commesso nel corso di una manifestazione pubblica è più grave di altri. In questo modo si crea la convinzione che manifestare è pericoloso e chi lo fa rischia sanzioni gravi. Più che dal punto di vista giuridico, queste misure agiscono dal punto di vista simbolico e contribuiscono ad aumentare il pericolo di un restringimento del diritto di manifestare il dissenso. Fatto salvo naturalmente che i comportamenti illeciti meritano una risposta sanzionatoria. Il problema è come si costruisce questa risposta, perché invece di isolare i violenti con un’efficace opera di prevenzione, si punta a scoraggiare la partecipazione.

A questo punto ritiene possibile un intervento della Corte costituzionale?
La comunità dei giuristi su queste norme ha avanzato delle perplessità che sono state bypassate attraverso il voto di fiducia. Vedremo se il presidente della Repubblica riterrà o meno di dover intervenire e poi si vedrà come e in quali casi ci potrà essere un intervento della Corte costituzionale.

 

Quando si tradisce la Costituzione, è il momento della resistenza

Padre Alex Zanotelli – Dl sicurezza bis – atto criminale, dobbiamo resistere insieme.

da TPI

Padre Alex Zanotelli, digiuno contro il decreto sicurezza bis

“Riteniamo il decreto sicurezza bis un atto criminale, non ho altre parole”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che ha vissuto per anni in Africa e ora vive a Napoli, ha deciso di unirsi al digiuno contro il decreto sicurezza bis, attualmente in esame al Senato, da Riace, dove si trova in questo momento.

“Una norma che dice che è reato salvare vite umane diventerà legge di Stato”, spiega padre Alex Zanotelli a TPI, che lo ha contattato telefonicamente. “Questo va contro la civiltà occidentale, va contro tutta la legge del mare, viola i diritti umani fondamentali, è un vulnus terribile“.

Per queste ragioni, padre Alex ha deciso di digiunare per 24 ore insieme ai 20 giovani che partecipano al campo di lavoro e spiritualità a Riace.

Al mattino si lavora per sistemare le case destinate al turismo solidale, mentre il pomeriggio è dedicato alla spiritualità.

“Con i giovani abbiamo pensato di unirci al digiuno a staffetta che va avanti da dieci giorni”, racconta a TPI padre Alex. “Adesso ci troviamo proprio nella piazzetta di Riace, dove Mimmo Lucano aveva fatto il digiuno di giustizia lo scorso anno. Nello stesso luogo stavolta digiuniamo contro il decreto sicurezza bis”.

Il dl sicurezza bis diventerà legge dopo l’approvazione al Senato. Per oggi pomeriggio, lunedì 5 agosto, la Rete Restiamo Umani ha organizzato una nuova manifestazione, dopo quella dello scorso 15 luglio, davanti a Montecitorio.

Secondo padre Alex Zanotelli, una volta che il decreto sarà legge, la strada da percorrere sarà quella della disobbedienza civile.

“Non solo può essere, ma deve essere questa la strada”, spiega. “Proprio ieri dal palco di Riace in festival ho citato un testo di Giuseppe Dossetti, uno dei nostri padri costituenti, che ha dato la possibilità di un incontro tra anima marxista e anima cristiana. Lui nel 1946 aveva proposto che fosse incluso nella Costituzione italiana il diritto-dovere di resistenza di ogni cittadino e collettività quando i poteri pubblici avrebbero violato i diritti fondamentali. Purtroppo questo principio non è passato, ma sarebbe da tenere presente”.

“Oggi è un dovere incominciare davvero la disobbedienza, anche in maniera collettiva. È l’unica maniera in cui ci possiamo salvare”, prosegue padre Alex. “È quello che ha fatto Carola Rackete, che ha disubbidito in virtù di un principio superiore. Sono contento che il gip l’abbia capito e l’abbia rilasciata, perché ha fatto il suo dovere”.

“Sono convinto che tra qualche anno i governanti di oggi verranno portati davanti ai tribunali internazionali”, conclude il missionario, “e purtroppo ho paura che i nostri nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti”.

La Presidente dell’ANPI ai Senatori: “Non votate il decreto sicurezza bis”

31 Luglio 2019

25 aprile 2019 a Salò – un significato particolare

Su richiesta di numerosi cittadini Salodiani si diffonde il presente appello.

Il 25 Aprile si festeggia la Liberazione e questa ricorrenza per Salò ha un significato particolare. La nostra città non merita di portare il peso dei tragici trascorsi legati al fascismo e di esserne diventata simbolo per chi ancora oggi lo ha come punto di riferimento.

Quest’anno inoltre si rende necessaria una partecipazione alle celebrazioni ancor più numerosa e convinta per le recenti scelte del Consiglio Comunale: la mancata presa di distanze, nette ed inequivocabili, da quella tradizione politica con la rimozione della cittadinanza onoraria a Mussolini.

Festeggiamo dunque insieme la Resistenza e la Liberazione per affermare che Salò non deve essere titubante ed indulgente con i fascisti di ieri e di oggi.

Un messaggio preciso a chi, in questi giorni, si è sottratto a questo impegno e dovere e a chi vuol far rivivere quella cultura e quella politica.

Sulle scelte importanti, come ci ha insegnato la Resistenza, è necessario schierarsi.

Lo devono fare i cittadini, le istituzioni ed i suoi rappresentanti.

Invitiamo quindi tutti i cittadini salodiani a partecipare numerosi alle celebrazioni che si terranno la mattina in paese, con la partenza dal giardino P.Ebranati – monumento alla Resistenza – (ore 10.00) e la celebrazione in piazza Vittoria (ore 11.00).

Buon 25 aprile !

Anpi Medio Garda

 

Pagina su mozione rimozione cittadinanza Mussolini

Aggiornamento – come è andata a finire

Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato

8 aprile 2019
Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato.

Se anche le istituzioni locali, il consiglio comunale e il sindaco che ha giurato fedeltà alla Costituzione, non trovano spontaneo ed immediato cancellare la cittadinanza onoraria, tributo pubblico, a Benito Mussolini, che  per antonomasia a fianco di Hitler è simbolo dell’estrema devianza fascista e peggio ancora si riduce la questione a materia elettorale, allora possiamo dire che Salò si merita l’appellativo di Capitale, se non storica, morale della RSI.

Il voto della mozione che chiedeva la rimozione di quel riconoscimento pubblico avrebbe necessitato 5 minuti:  l’approvazione doveva essere scontata e senza distinguo.
L’atto del rimandare sine die tale gesto di fatto affossa la proposta e risulta, come è stata definita giustamente, una decisione ridicola ed offensiva nei confronti del consiglio comunale.

Il rimandare può voler dire solo una cosa: non si era d’accordo con la proposta di rimarcare oggi una cesura netta con il fascismo e Mussolini.
Come ANPI avevamo spiegato la necessità di farlo, di farlo oggi e a maggior ragione di farlo a Salò.
Oggi possiamo solo esprimere la nostra disapprovazione e sottolineare il significato preciso di questa scelta.

Chi ha gioito e festeggiato sono i numerosi rappresentanti neofascisti accorsi sul posto o che hanno fatto pressioni in questi giorni … per loro il fascismo non è un capitolo chiuso

Ieri, 8 aprile 2019, la maggioranza che guida Salò ha tolto la maschera.
Nei fatti ha dimostrato come il tema Mussolini sia un capitolo aperto anche per loro e che non erano disposti a prendere le distanze da quella storia e da quei valori dimenticando loro la storia a i valori costituzionali sui quali hanno giurato, da rappresentanti delle istituzioni, al loro insediamento.
Possiamo quindi dire: Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato.
La scelta l’hanno fatta. Ora è tutto più chiaro.

Anpi Medio Garda

alcuni link su articoli di resoconto

il primo riporta la presa di posizione ufficiale della maggioranza

https://bresciasettegiorni.it/cronaca/revoca-della-cittadinanza-a-mussolini-rinviato-il-voto-della-mozione/

https://amp.tgcom24.mediaset.it/articolo/838/3201838.html

https://www.corriere.it/politica/19_aprile_10/mussolini-resta-cittadino-onorario-salo-pregiudiziale-revoca-e8ca4ad2-5b70-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml

https://www.gardapost.it/2019/04/10/neofascismo-e-salo-lallarme-dellanpi/

http://www.bsnews.it/2019/04/10/cittadinanza-a-mussolini-lanpi-attacca-salo-e-tornata-fascista/

https://www.bresciaoggi.it/territori/garda/sal%C3%B2/cittadinanza-a-mussolini-non-finisce-qui-1.7257972

http://vallesabbianews.it/notizie-it/(Sal%C3%B2)-Neofascismo-e-Sal%C3%B2,-il-sodalizio-%C3%A8-tornato-49219.html

Revochiamo cittadinanza onoraria di Salò a Mussolini

# Premessa

Di seguito il link all’ articolo del Corriere Sera che ha messo in evidenza l’esistenza della cittadinanza onoraria a Mussolini a firma Casamassima.

Di seguito il link all’ articolo che rende noto l’iniziativa della minoranza, a firma del suo portavoce Zane, ovvero la mozione per la revoca della cittadinanza – cc 8 aprile 2018

# Comunicato 1 aprile 2019

A seguito di questa iniziativa, condividendola e immaginando le reazioni che avrebbe provocato in un contesto come vedremo falsamente distaccato, l’Anpi Medio Garda pubblica a nome del suo portavoce il seguente comunicato urgente

Comunicato stampa in appoggio alla mozione che verrà presentata in consiglio Comunale di Salò, l’ 8 aprile prossimo, da Stefano Zane per la cancellazione della cittadinanza onoraria a Mussolini.

Veniamo a conoscenza di questa proposta, la cancellazione del conferimento della cittadinanza onoraria a Mussolini, dalla stampa e non possiamo che appoggiarla ed invitare tutti i consiglieri comunali a votarla.

È un gesto simbolico, che non costa nulla attuare.

Diversamente da chi già si arrampica sugli specchi, non lo riteniamo assolutamente un capriccio politico o un gesto “inutile” tanto da non dover essere preso.

Lo riteniamo anzi un gesto necessario, proprio in questo periodo, soprattutto da parte del comune di Salò.

Perchè è un gesto necessario

Chi minimizza oggi il tema “fascismo” sono gli stessi che minimizzano fatti incontrovertibili, come la recrudescenza di forme organizzate di neofascisti, il diffuso emergere di sentimenti, di parole e di azioni che si nutrono della devianza fascista che semina odio e disprezzo ed invoca un moderno oscurantismo tramite pratiche di mistificazione e travisamento, denigrazione e diffamazione.

Quindi sarebbe un gesto simbolico, necessario ma non sufficiente, per riconoscere e contrastare, oggi, questo imbarbarimento.

Perchè lo deve fare proprio Salò

Chi minimizza il ruolo simbolico di Salò, quale riferimento di un mito fascista che si perpetua tramite il racconto pantomima dell’estremo sacrificio della RSI, per l’onore della patria e dei valori nazionali, è lo stesso che oggi ammicca a quelle vicende, pur dichiarandosi democratico, con battute, mezze frasi, allusioni o si presta ad iniziative proposte come storiche o culturali, ma estremamente ambigue.

Facendo questo alimenta e conferma questo ruolo simbolico, che a parole rifiuta, attirando le attenzioni sempre maggiori di chi ambiguo non lo vuole essere e si vanta del proprio degrado.

Quindi è un gesto simbolico, necessario ma non sufficiente, per dichiarare che si intende infrangere questa simbologia negativa legata al proprio paese.

Invitiamo pertanto i consiglieri comunali di Salò a questo piccolo gesto, appoggiando la mozione Zane e votando quindi per la cancellazione dell’onorificenza a Mussolini, ma di farlo come punto di partenza per porre più attenzione alle dinamiche in corso, per un maggiore impegno nel loro contrasto e per rifiutare le numerose ambiguità a cui assistiamo anche da parte di istituzioni.

Ringraziamo pubblicamente Stefano Zane per l’iniziativa.

Occasione per ricordare una famiglia che ha dato molto alla Resistenza locale.

 

# Aggiornamento 6 aprile 2019

Come previsto molti iniziano ad arrampicarsi sugli specchi e si raccolgono molte battute ed insulti.

La presunta inutilità dell’iniziativa viene smentita dai fatti: tutti ne parlano, molti storcono il naso, altri rivendicano apertamente il proprio sostegno all’immagine di Mussolini attaccando l’ANPI paragonato, in modo ridicolo, ai Talebani famosi per distruggere opere d’arte ritenute blasfeme. Peccato che il Fascismo non sia un opera d’arte e che nessuno in Italia dovrebbe vantarsi di sostenerlo, rimpiangerlo o giustificarlo. Questa è l’anomalia.

Bastava poco. Un appoggio alla mozione doveva risultare automatica: dichiarare la propria adesione ad un gesto simbolico, che evidenzia però un distacco reale da quelle radici, da chi vuole ancora oggi alimentare quei miti e dimostrare di non essere legati, o in debito, con i simpatizzanti, alcuni influenti e facoltosi, di quelle “devianze” e nessun eco ci sarebbe stato.

Questo passaggio semplice e lineare non c’è stato: ad oggi questo è un dato di fatto.

Vedremo il voto in aula lunedì 8 aprile 2019.

# Un inciso …. dai “talebani” dell’ANPI

Tratto da notizia ANSA -1-04-2014

“La revoca della cittadinanza a Mussolini a distanza di 95 anni è nel 2019 la priorità della sinistra che, divisa su tutto, cerca di trovare una sintesi”, ha detto Viviana Beccalossi, consigliere regionale del Gruppo Misto.
“A chi ha presentato la proposta – ha aggiunto Viviana Beccalossi – consiglio di non comportarsi come tristemente hanno fatto i Talebani, che distruggono ogni traccia di ciò che li ha preceduti. Non c’è cosa peggiore che cancellare il passato, compresi gli errori anche gravi che sono stati commessi, dato che un popolo che dimentica la sua storia è un popolo che non ha futuro”.

Strana coincidenza: parole che corrispondono alla propaganda di FN.

Domanda. Chi nega la storia?  Siamo noi che oggi, proprio ricordando  la storia, chiediamo una presa di posizione chiara e netta o siete voi che volete negare la storia, per tramandarne una vostra di comodo? Mussolini non si tocca ….

AGGIORNAMENTO 8 Aprile 2019

Neofascismo e Salò, il sodalizio è tornato

 

 

Antonio Bontempi

 

segue rassegna stampa non esaustiva

servizio a più voci su radio onda d’urto
http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2019/04/trx-su-Sal%C3%B2-cittadinanza-Mussolini.mp3

Articoli

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/19_marzo_23/mussolini-cittadino-onorario-418030e6-4d58-11e9-8911-13a101900170.shtml

https://bresciasettegiorni.it/politica/stefano-zane-chiede-la-revoca-della-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

http://www.bresciatoday.it/politica/salo-mussolini.html

https://www.globalist.it/news/2019/04/01/togliere-a-mussolini-la-cittadinanza-onoraria-a-salo-l-ex-missina-talebani-2039534.html

https://www.giornaledibrescia.it/garda/via-la-cittadinanza-di-sal%C3%B2-a-mussolini-sostegno-dell-anpi-1.3351157

https://bresciasettegiorni.it/cronaca/lanpi-medio-garda-sostiene-la-cancellazione-della-cittadinanza-a-mussolini/

https://www.gardapost.it/2019/03/29/zane-salo-revochi-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

https://www.gardapost.it/2019/04/01/lanpi-perche-necessario-revocare-la-cittadina-onorari-a-mussolini/

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2019/04/01/salo-togliere-cittadinanza-a-mussolini_5044eec1-cbf0-486d-bf34-bc5205d526a3.html

https://www.radiolombardia.it/2019/04/01/salo-mozione-per-togliere-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/03/salo-vuole-togliere-la-cittadinanza-onoraria-a-mussolini-ma-i-giovani-dovrebbero-frequentare-quei-luoghi/5083972/

https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/mussolini-revoca-cittadinanza-salo-1.4520765

https://www.giornaledibrescia.it/garda/appello-di-quattro-ex-sindaci-via-la-cittadinanza-al-duce-1.3352069

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/19_aprile_05/salo-cittadinanza-mussolini-appello-ex-sindaci-la-revoca-fee75794-5786-11e9-9553-f00a7f633280.shtml

 

Lettera aperta ai giovani che si mettono al servizio del neofascismo e agli adulti che lo alimentano diffondendo paure e strumentalizzazioni politiche

Alla vostra età, quattordicenne, ho sofferto la fame causata da una guerra voluta da Hitler, Mussolini e da tutti quelli che dietro le parole “nazione” e “patria” nascondevano solo il proprio interesse e ambizioni deleterie.

Causarono milioni di morti. Fame, distruzioni e barbarie.

Il Fascismo ci voleva sudditi. Ci voleva obbedienti, muti e vili.

Noi donne, ritenute inferiori tanto da non meritare il diritto di voto, dovevamo vivere sottomesse.

L’umanità del nostro popolo andava sacrificata a folli sogni di Impero, alla retorica degenere della superiorità degli uni sugli altri che nascondeva, invece, solo lo sfruttamento.

Con la dittatura ci è stata tolta la possibilità di essere realmente esseri umani perchè il rispetto e la solidarietà non esistevano, ma solo l’imposizione e il comando.

A quattordici anni scelsi di essere Partigiana.

Vidi giovani come voi fucilati dalle brigare nere dopo essere stati torturati. Altri 10, torturati e legati in un fienile, furono bruciati vivi. Furono 32 i giovani caduti nella nostra valle (*): si sono sacrificati per le generazioni future. Anche per voi.

Mi chiedo: come potete essere attratti da parole d’odio, dal culto della violenza, da percorsi politici che ricalcano tal quali le cause di quella pazzia, di quella barbarie?

Non lasciatevi ingannare dai tanti adulti che, nei loro sicuri posti di potere e privilegio, sono di cattivo esempio e incitano per mettere gli uni contro gli altri facendo leva sulle bassezze umane. Essi vi usano, vi strumentalizzano!

Lo fanno per i propri interessi che non sono i vostri, che non sono i nostri.

Lo fanno per sviare l’attenzione dalle vere questioni.

Non dimenticatelo: ci vogliono pedine, ma noi continueremo ad essere persone pensanti: liberi, nella libertà altrui.

Se volete essere Ribelli, come lo fummo noi, fatelo per Amore e non per Odio. Guardate indietro alla Storia: se lo farete con capacità di lettura vedrete da che parte sta l’umanità e da che parte stanno i suoi sfruttatori e detrattori …. e dopo averlo fatto … non schieratevi dalla parte sbagliata.

Gloria, staffetta Partigiana, classe 1929 – (*) operativa sul Garda-Valsabbia

Salò, 1 dicembre 2018

Comunicato stampa 27-novembre-2018 su presenza neofasciste zona Salò

In questi ultimi mesi anche a Salò si riscontra il tentativo di un gruppo di chiara impronta neofascista di propagandare il proprio logo in cerca di adesioni.
Lo stanno facendo con banchetti informativi si presume autorizzati dall’amministrazione.
Il prossimo è pubblicizzato per il 1 Dicembre.
Quello che ci preoccupa è l’indifferenza con cui questo avviene, come se fosse “normale”, come se fossero un partito o una associazione qualunque.
La cronaca e gli atti giudiziari hanno dimostrato l’opposto.
Sono gruppi che cercano visibilità, spesso attraverso provocazioni o azioni che possiamo definire squadriste.
Per non aiutarli nella propaganda non li nominiamo neppure.
Siamo però a consegnarvi un comunicato stampa in relazione a questa presenza, che reputiamo conseguenza di una diffusa ambiguità, anche a livello istituzionale e questo è ancora più grave, che consolida l’attribuzione a Salò di un ruolo simbolico, come Capitale della RSI, riconoscimento che sappiamo ingiustificato dal punto di vista storico, ma sufficiente per attirare e coagulare le varie radici di un fascismo che non è mai stato debellato dalla cultura politica e dalle pratiche sociali del nostro paese.

 

COMUNICATO STAMPA 27-novembre-2018

con allegata

Lettera aperta ai giovani che si mettono al servizio del neofascismo e agli adulti che lo alimentano
diffondendo paure e strumentalizzazioni politiche

della Partigiana Gloria classe 1929

 

La neo sezione Anpi “Medio Garda”, nata dalla fusione delle sezioni di Salò e di Roè Volciano in chiave di rilancio della sua presenza ed attività sul territorio,

-constatando il ripetersi di banchetti nel comune di Salò di gruppi palesemente neofascisti e le loro provocazioni nei comuni limitrofi;

– fortemente preoccupati da un clima generale remissivo, se non complice, rispetto il radicarsi di atteggiamenti razzisti, di intolleranza verso tutto ciò che viene bollato come “diverso” , dal riemergere del culto della violenza e della giustificazione della negazione di diritti che si credevano universali ed acquisiti;

– assistendo all’ambiguità di molti che alimentano il ruolo simbolico, anche se improprio, di Salò come capitale della RSI;

rivolge un appello a tutta la comunità locale per una reazione unitaria volta ad isolare e contrastare queste forme organizzate neofasciste e al contempo per tenere alta la bandiera dei valori e dei diritti con una scelta di campo decisa ed inequivocabile.

Dobbiamo rendere la nostra zona di Salò non più richiamo simbolico di un fascismo che mantiene radici profonde nel nostro paese, ma di una comunità in grado di mettere in campo iniziative volte a promuovere culture e politiche che siano l’opposto del fascismo, quindi democratiche e anti-fasciste.

Rivolgiamo quindi un appello affinché il prossimo 25 Aprile, a fianco delle celebrazioni ufficiali, possa esserci un momento di grande festa sovracomunale per rimarcare questa volontà di ribaltamento di prospettiva e di farlo programmando un percorso di iniziative, di stimolo e di riflessione, in preparazione a quell’evento … con chiunque voglia affiancarci in questo percorso.

In risposta alla presenza di giovani neofascisti sul territorio comunale di Salò (e non solo) alleghiamo una lettera aperta della staffetta partigiana, classe 1929, Gloria che diffondiamo ed invitiamo a diffondere con questo comunicato.

Assemblea organizzativa ANPI del 13-10-2018

Materiale informativo e preparatorio Assemblea organizzativa ANPI  – comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago.

INVITO

“Perchè insistere con la Resistenza e l’antifascismo dopo tanti anni? Il Fascismo è finito, morto e la nostra non è forse una società moderna, libera e democratica? L’Anpi non ha più senso di esistere ! Siete solo dei faziosi e dei disfattisti !”

Sentiamo spesso queste domande, queste affermazioni che si commentano da sole.

Sono segno della perdita di significato di molti di quei valori che l’antifascismo e la Resistenza volevano promuovere.

Per noi sono indice di mancanza di consapevolezza della situazione, di rimozione della realtà o peggio di una sua condivisione.

La nostra società è talmente assuefatta da credere realmente che sia giusto rimuovere il passato ? È realmente convinta di non averne bisogno ? Lo fa perchè è meglio così ?

L’Anpi delle sezioni di Roè Volciano e Salò indicono una importante assemblea (ri)organizzativa: partire dal rilancio dell’associazione per sostenere un lavoro trasversale con tutte le persone che ritengono ancora oggi utile parlare di fascismo – antifascismo e Resistenza; per ribadire il quadro valoriale che la nostra società dovrebbe avere come punto di riferimento e di farlo tramite il ricordo, vivo, delle lotte e dei sogni di quelli che erano definiti banditi.

L’obbiettivo quindi è quello di verificare l’organizzazione dell’associazione, ma anche di relazionarsi con simpatizzanti e sostenitori che non possono o non intendono dare un contributo diretto all’interno dell’ANPI.

Cerchiamo aderenti, ma anche collaboratori esterni per lavorare insieme su questi temi che sono alla base del nostro essere cittadini.

L’invito è rivolto ai comuni di Salò, Roè Volciano, San Felice e Puegnago, ma è aperto a tutti.

Chi non potesse partecipare, ma fosse interessato a collaborare può contattarci a info@voltipartigiani.it

Vi preghiamo di diffondere questo invito e di visitare il sito www.voltipartigiani.it  per ulteriori informazioni.

Le sezioni ANPI di Roè Volciano e Salò

Scrarica JPG     Scarica PDF invito-assemblea-13-10-18

Gli obiettivi dell'assemblea in breve sono:

Sui contenuti

Confrontarsi sugli stimoli della relazione introduttiva sul tema del ruolo dell'Anpi e della memoria storica oggi

Organizzativi

in base al numero dei presenti che si dichiarano disponibili ad entrare o rimanere nell'associazione (o chi impossibilitato a partecipare che  ha comunicato la propria disponibilità) si organizza la presenza ufficiale dell' Anpi sul territorio dei 4 comuni coinvolti con l'individuazione del numero delle sezioni, dei ruoli e della struttura organizzativa.

Collaborazioni con gruppi o altre associazioni

In base allle presenze si potranno strutturare collaborazioni con soggetti terzi su base di progetti o linee di lavoro.

Sostegno esterno

Stabilire un contatto con i singoli simpatizzanti, che non ritengono di aderire all'associazione, per collaborazioni o scambi reciproci

Svolgimento lavori indicativo (elastico):

- Saluti iniziali

- Riepilogo obiettivi assemblea e presentazione breve relazione introduttiva

- Primo confronto libero sulle prospettive di lavoro da svolgere

- Conoscenza dei presenti per affrontare il tema organizzativo: strutturazione associazione e collaborazioni esterne

- Il numero delle sezioni o la sezione unica verrà stabilito in base al numero dei volontari (presenti o che hanno espresso la propria disponibilità) che sono iscritti o intendono farlo. Le collaborazioni ovviamente non prevedono la necessità del tesseramento. In base alle risultanze configurazione della sezione, raccolta disponibilità per direttivo e presidenza. Scelta del nome della eventuale nuova sezione unica.

- In caso di unica sezione, si definiranno il numero dei referenti per comune (se presenti in ogni comune) e loro individuazione.

- Presentazione breve progetti in corso.

- Se necessario Individuazione nuove date per riunirsi e procedere con l'organizzazione puntuale e definitiva.

Documento introduttivo assemblea organizzativa ANPI – 13 Ottobre 2018

zona: Salò, Roè Volciano, San Felice, Puegnago

a cura di Antonio Bontempi - Anpi Salò

(scarica PDF - Documento-introduttivo-assem-ANPI -13-10-18 )

Visionato da Elsa Pelizzari

Lo scenario che abbiamo di fronte

L’Anpi oggi si trova di fronte ad una situazione preoccupante: da una parte viviamo in una società che si considera l’incarnazione dei valori di civiltà frutto delle lotte di liberazione tanto da ritenere inutile non il generico ricordo storico del ventennio fascista, ma ogni lettura più approfondita, ogni invito alla riflessione e soprattutto i richiami a “non abbassare la guardia” mal sopportati fino ad arrivare a definirli faziosi e utili solo a dividere il paese; dall’altra constatiamo che questa convinzione purtroppo non si fonda sulla consapevolezza delle vicende storiche e del reale significato e peso degli argomenti in campo e, per alcuni, si sovrappone alla negazione della necessità dei valori vissuti come superati.

Siamo di fronte ad una certezza di vivere nel "miglior mondo realisticamente possibile" senza fondamento. Una convinzione comoda per evitare la fatica delle riflessioni e quindi il riconoscimento delle numerose contraddizioni della nostra società, della nostra vita.

Un buon modo per non porsi delle domande è convincersi di conoscere già le risposte o rifiutandole definendole inutili.

Se, come è, crediamo che la Resistenza non rappresenti solo un moto spontaneo per concludere la guerra battendo i nazi-fascisti, ma qualcosa di più profondo e pregnante; se, come è, non crediamo che il Fascismo sia stato solo una triste parentesi storica, allora di fronte a questa situazione ci potremmo chiedere: quell'esperienza e il sacrificio di molti è stato alla fine vano?

Faccio fatica a porre questa domanda ad alta voce di fronte ad Elsa (la partigiana Elsa Pelizzari), per timore di ferirla e ferire tutti quelli che lei oggi rappresenta, ma so che a bassa voce questa domanda se l'è posta anche lei. Lo fa a bassa voce perchè è una staffetta che non ha mai abbassato la guardia e che porta avanti la sua missione fino in fondo: “ ... mai farsi prendere dallo sconforto, mai abbassare la guardia!” (Questa forse è la frase di incoraggiamento più ripetuta tra i nostri partigiani, resistenti o antifascisti nei momenti di difficoltà.)

Colmare il vuoto che genera la presunzione di non aver bisogno della memoria e delle riflessioni su “fascismo-antifascismo”, ritenuti discorsi vecchi e superati, deve essere oggi il tema cardine intorno al quale si deve sostanziare la presenta dell'Anpi, questo senza pretesa di possedere un monopolio intellettuale in merito. Lo dico per riaffermare la necessità di ampliare al massimo i centri di riflessione e di mobilitazione sui questi temi.

Lavorare sul ricordo dei singoli avvenimenti o protagonisti della Resistenza non è stato sufficiente: da molti viene vissuto come un racconto di una fiaba dove ci sono i buoni e i cattivi, e poi i buoni sconfiggono i cattivi e ... “vissero tutti felici e contenti”.

Bisogna far emergere il peso che quell'esperienza ebbe sui singoli, i sogni e le aspettative che aveva generato, l’Umanità che aveva risvegliato.

A fianco vanno rivalutati anche i percorsi personali culturali e politici espressione del panorama antifascista pre '43, perchè nella Resistenza hanno avuto un ruolo importante, trovando spazio per un’azione di animazione culturale e politica.

Infine l’importanza di ponderare le conquiste e soprattutto le numerose delusioni ed aspettative mancate, del post `45.

La Storia non può essere affrontata in modo settoriale, limitandosi ai singoli eventi, senza far emergere il contesto visto nel suo evolversi e nelle energie che l’ hanno percorsa.

La fucina r-esistenziale.

La Resistenza si configura come un’esperienza in cui persone con percorsi personali e collettivi differenti (e alcuni bisogna ammetterlo vi partecipano per forza maggiore, ma questo discorso vale anche per loro) si ritrovano “compressi” in una serie di eventi, per lo più drammatici, e in una rete di relazioni umane che inevitabilmente generano in loro un processo di maturazione, che li porta a leggere la realtà con occhi differenti, rispetto a quanto erano abituati nella quotidianità pre-guerra, portandoli a mettere in discussione molte certezze, scoprendo il significato concreto di valori e principi che la retorica predominante vuole ridurre a termini astratti o da sacrificare agli interessi meno nobili ma più pragmatici della vita quotidiana.

Valori che riemergono nel momento in cui i nostri protagonisti iniziano, in quei drammatici momenti, a desiderare una Umanità diversa, che non poteva che essere profondamente diversa da quella vissuta e conosciuta.

Il “riscatto personale e collettivo” che viene spesso citato non basta per sottolineare il potenziale di questa rivalutazione valoriale: in quel momento i valori diventano discriminanti, non sacrificabili, e bisognava lottare per dare loro concreta espressione in quello che sarebbe stato il “domani”. Fu un processo che accumunò, con gradi di consapevolezza e toni differenti, gli uomini e le donne coinvolti in quell’esperienza.

Per fare degli esempi, per evidenziare il modo nel quale questi valori emergevano in modo semplice e limpido, quindi assumendo il peso della concretezza, possiamo citare la spontanea riscoperta del valore universale dell’amicizia, del rispetto e del senso di uguaglianza tra persone anche se di paesi e culture differenti, che, nel momento in cui si ritrovano accumunate da un destino avverso e devono affidarsi l'uno all'altro per sopravvivere, dimenticando di colpo la ristretta ed artificiale retorica nazionalistica, abbracciano l’internazionalismo spontaneo che anima chi si riconosce nell’altro.

Idem se pensiamo allo sguardo differente che si ha verso la donna, che per gli stessi motivi diviene “una del gruppo” nonostante non sia di fronte al focolare o non stia accudendo i figli.

Sono solo due esempi.

La Resistenza è stata un periodo in cui un Sogno, che definiamo concreto, ha preso forma, sia per l'alchimia degli eventi, sia per i contributi di riflessione di chi giungeva nella Resistenza con livelli di consapevolezza maggiori.

La fine (?) della Resistenza.

Il crogiolo resistenziale trovò una brusca interruzione alla fine della guerra?

Come all'apertura di una pentola a pressione che sfiata il vapore, il ritorno alla vita quotidiana per alcuni fu un ritornare con i piedi per terra ? (nella sua connotazione negativa, di realismo politico che sacrifica i valori agli interessi)

Per alcuni forse fu così.

La Resistenza fini con la Liberazione? È un capitolo chiuso?

Cercarono di renderlo un capitolo chiuso quanto prima.

Ammettiamolo: una delle prime preoccupazioni post guerra fu quella di voler normalizzare il paese, disarmare la Resistenza, ricondurla ad un’azione militare e non politica, distribuendo medaglie e riconoscimenti per poi dire .... "e vissero tutti felici e contenti".   Non fu proprio così, ma di questa fase non si parla molto.

Ci fu la Costituzione, ma imperversò la guerra fredda e il giocare sporco. Assistiamo al ripristino sotto nuove vesti degli antichi rapporti di forza.

Elsa continua a ricordarlo: troppi si dissero antifascisti nei giorni della liberazione e in quelli successivi, e loro, che la resistenza l'avevano fatta, in troppi dovettero subire umiliazioni e forme di ostracismo.

D’altra parte come poter credere che in pochi mesi il paese si fosse rinnovato nell'animo, nei suoi rapporti sociali e di potere che erano gli stessi che avevano dato vita al Fascismo?

Dico queste cose solo per provocare una riflessione: fa parte del nostro discorso riflettere sul dopo, perchè il dopo ci permette di capire meglio anche il prima e il durante e ci permette di ritornare sulla domanda: perchè riteniamo la Resistenza tanto importante?

Oggi dobbiamo tenere vivo non tanto un ricordo, ma proprio quel Sogno e quello spirito resistenziale di cui abbiamo detto.

Se è così possiamo considerare la Resistenza un capitolo ancora aperto.

Fare ed essere memoria viva.

Se poi ci domandiamo quali siano i sogni d’oggi ... vediamo le differenze e troviamo la nostra "missione"

Per concludere

Il ruolo dell'Anpi è quello di far comprendere come il Fascismo storico non sia stato come una malattia passeggiera contratta per caso: è quello di ricordare che, come un camaleonte, il corpo sociale che aveva dato vita al Fascismo, scaricato il capo, avesse dapprima atteso inerme gli eventi cercando di salvare il (proprio) salvabile, e poi come si fosse cambiato l'abito indossando le vesti del salvatore e garante della patria, perpetuandosi nel tempo ed infine  nel mezzo ricordare la drammatica e importantissima esperienza resistenziale in cui persone comuni si sono mostrate eroi e ci hanno dimostrato che di fronte alla barbarie esistono i valori di civiltà e che tali valori sono inderogabili, hanno un significato concreto e non sono capricci idealistici.

Quindi l'autorevolezza dell'Anpi, che in futuro non potrà contare su quella dei suoi protagonisti, risiederà nella sua capacità di trasmissione del loro ricordo e soprattutto nel tenere viva l’autorevolezza e nobiltà dei loro sogni.

È su questa traccia che sono state concepite le iniziative in corso che verranno presentate in calce.

 

Antonio Bontempi

presidente Anpi Sezione di Salò - Settembre 2018

L'associazione in breve.

L'ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, ha attualmente oltre 120.000 iscritti.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l'occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l'ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell'unità della Resistenza anche nell'ANPI.

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

Nel 2006, ribadendo la propria "necessità storica" l'ANPI ha modificato il proprio Statuto prevedendo l'iscrizione in qualità di "antifascisti" di "coloro che intendono impegnarsi per conservare, tutelare e diffondere" i valori della Resistenza, aprendo ufficialmente l'ANPI ai non partigiani effettivi.

''I partigiani non muoiono - afferma Marisa Ombra, che ha aperto il congresso torinese del 2011- loro saranno la nuova Anpi: stiamo cercando di avvicinare i giovani a diventare la nuova classe dirigente dell'associazione. I nuovi partigiani sono le donne, gli studenti, tutti quegli italiani che con generosità, passione, entusiasmo stanno opponendo un muro ai detrattori dei diritti e del vivere civile''.

Questo passaggio ribadisce inoltre che l'ANPI non è mai stata una semplice associazione combattentistica, ma esiste per perpetuare ed attuare lo spirito della Resistenza.

http://www.anpi.it

HomePage