25 aprile 2021 la Partigiana Gloria e L’ “Orquesta Pozo Verde” – Venezuela – video

 

Per la Festa del 25 Aprile, la Partigiana Gloria (Elsa Pelizzari classe 1929) ha registrato un suo pensiero. Siamo andati a trovarla per raccogliere un invito da rivolgere ai giovani di oggi, partendo da alcune parole da lei scritte in passato. Completa la piccola celebrazione Partigiana una Bella Ciao molto particolare: un omaggio ad Elsa, e a tutti i Partigiani, eseguito dall’ Orquesta Sinfonica infantil y juvenil – Parroquia “Pozo Verde” – Venezuela – ove Elsa, con il figlio missionario, ha vissuto per diversi mesi.

A cura di:

 

Anpi Medio Garda (provincia di Brescia)

Orquesta Sinfonica infantil y juvenil – Parroquia “Pozo Verde”
Estato Bolivar – Venezuela

Sistema Nacional de orquesta y coro infantil y juvenil de Venezuela Fundamusical Simon Bolivar

edito da:

AssociazioneForumCivico (AFC) per il sito Voltipartigiani.it

Il Colpo dell’Ospedale di Salò 1945 – perchè non lo si ricorda ?

Nella notte tra il 22 e 23 marzo si compiva uno tra gli episodi più incredibili, dal punto di vista dello smacco subito dai repubblichini salodiani e forse dell’intera RSI: la liberazione ad opera di 5 compagni d’armi Partigiani, del salodiano Carlo Mombelli comandante V° guppo della Perlasca, che era stato braccato e ferito a Levrange dopo una delazione, agli arresti nell’ospedale salodiano e destinato il 23 alla fucilazione in onore del Duce, nel giorno dei “fasci di combattimento”.

Protagonisti del disperato tentativo furono il salodiano Angio Zane (Diego), Marcello Vezzuli (Niko), Luigi Michelini (l’Alpino), Pelizzari Bernardino (Dino) che erano di Roè Volciano ed Ippolito Boschi (Ferro) di Barghe.

Supporto organizzativo lo diedero don Angelo Bianchi di Roè Volciano e diversi componenti della famiglia Zane di Salò, le salodiane Rina Ebranati e Carolina Baldi (che nascosero e curarono i feriti partigiani), il dottor Cesari (che forni i camici dell’ospedale), Luigi Ferretti parroco di Salò (che avvisò Mombelli), il muratore salodiano Enrico Bonetti (che murò nella casa Ebranati il corpo di Ferro per occultarlo) e altri tra cui il partigiano Renato Mapelli (Mosè).

La vicenda è nota: con la collaborazione di una guardia che doveva aiutarli, poi sostituita all’ultimo momento, i 5 sarebbero dovuti entrare all’interno dell’ospedale da una porta di servizio e li liberare, con l’aiuto della sorpresa, Mombelli che era ferito e non poteva camminare. La guardia sostituita invece riconobbe uno dei partigiani, che non poteva essere un medico, e vi fu un conflitto a fuoco ove il Ferro venne ferito gravemente. L’operazione continuò nella camera del Mombelli che fu comunque liberato. Si ebbero due partigiani feriti e 2 morti tra i carcerieri.

Il Partigiano Ferro morì di li a poco, quando il gruppo partigiano trovò rifugio a casa Ebranati accudito da due donne, Rina e Carolina, che dimostrarono tutto il loro sangue freddo e la forza di spirito in una situazione così drammatica e pericolosa.

Fu un’azione di guerra, per liberare un prigioniero destinato a fucilazione, ma i morti non erano stati cercati (a Salò persiste la diffamazione, nata nel ‘45, che avessero ucciso le guardie a sangue freddo potendolo evitare). Il prezzo fu pagato anche da Ferro, giovanissimo partigiano valsabbino, tra i primi a sparare di fronte alla reazione dei militi. Morì con un pensiero anche per loro “io non volevo uccidere” che esprime la differenza con chi si è sempre compiaciuto delle proprie vittime.

E’ un episodio incredibile: un esempio di vera amicizia, di sentimenti ed ideali.

Il salodiano Mombelli non doveva essere fucilato, la brutalità della Rsi non doveva vincere, non dopo l’eccidio di Provaglio Valsabbia ove italiani della RSI torturarono e fucilarono 9 giovanissimi partigiani matteottini … compiacendosene.

Non era un’operazione da auspicarsi dal punto di vista militare, troppo pericolosa in un momento in cui servivano tutte le energie per concludere la guerra, ricordiamo voluta dai fascisti, ma fu condotta lo stesso, nulla li avrebbe fermati.

La storia è lunga ed articolata, ma oggi più che ricordarla nei dettagli vogliamo chiedere pubblicamente come mai la comunità salodiana si ostini a dimenticare queste storie, che hanno coinvolto salodiani e molti altre persone che loro malgrado ebbero il proprio destino segnato dalla RSI e alle camice nere presenti sul territorio, mentre si fa l’opposto, per altre storie, per altre vicende che di edificante non hanno nulla. C’è qualcosa che non va.

Il 23 marzo è un giorno da ricordare, come lo sono Ferro, i martiri di Provaglio Valsabbia, i partigiani e le partigiane tutte, le donne come Rina e Carolina e i molti altri che sul Garda, e a Salò, sembrano essere stati completamente dimenticati e rimossi.

Anpi Medio Garda 22 marzo 2021

Politiche della memoria sul confine orientale 10 febbraio 2021

 

Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Politiche della memoria sul confine orientale fra spinte nazionali e appartenenza europea

10 febbraio 2021, ore 16
FacebookLive: https://www.facebook.com/INSMLI

Politiche della memoria sul confine orientale fra spinte nazionali e appartenenza europea

Presiede e coordina

Filippo Focardi, Direttore scientifico Istituto nazionale F. Parri

Interventi di:

Natka Badurina, Università di Udine

Štefan Čok, Narodna in študijska knjižnica / Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi di Trieste

Eric Gobetti, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea ‘Giorgio Agosti’

Gloria Nemec, Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia

Mila Orlic, Università Rijeka/Fiume

Raoul Pupo, Università di Trieste

Giovanni Stelli, Presidente della Società di Studi Fiumani – Archivio Museo Storico di Fiume – Roma

Gloria, appello: giustizia per Giulio Regeni

Gloria (Elsa Pelizzari) aderisce alla campagna di pressione per chiedere al Presidente del Consiglio giustizia per Giulio Regeni.
La campagna consiste in appelli video di Partigiani rivolti al Presidente con una loro presentazione e l’appello comune.
” Sono la partigiana Gloria, al secolo Elsa Pelizzari. Ho operato nella zona fra Salò e la Valle Sabbia, per le brigate Perlasca, 122° Garibaldi e la 7° Matteotti come staffetta, in provincia di Brescia.
Sig. Presidente del Consiglio, chiedo giustizia per Giulio Regeni. Adesso. E’ passato troppo tempo. Troppo dolore. Faccia rispettare i diritti umani e la dignità del nostro paese.”
Gloria – Roè Volciano (BS) 23 dicembre 2020

 

Salò – 18-09-2020 – Francesco Filippi presenta “Ma perchè siamo ancora Fascisti?”

Dopo il saggio “Mussolini ha fatto anche cose buone”

 

Presentazione del nuovo libro di Filippi sulle vicende di fine guerra e seguenti, che hanno contribuito a rendere la vicenda del Fascismo un tema ancora aperto.

 

Salò. Venerdì 18 settembre – centro sociale “i pini” – ore 21.00.

 

Covid: portare mascherina – si procederà a verifica temperatura e registrazione presenze – numero chiuso – arrivare con anticipo.

2 giugno il valore di una festa

L’Anpi Medio Garda vi invita a rileggere il valore simbolico del 2 giugno e partecipare all’impegno civile che esso richiama

Il 2 giugno è una festa nazionale con un significato articolato che non può essere ridotto allo spettacolo della parata militare. Non si celebra uno Stato o i suoi simboli di forza e di comando, ma i primi passi della nuova democrazia del 1946.
Questa festa cade dopo la data cardine del 25 aprile 1945, simbolo della caduta del Fascismo e dell’impegno per una nuova società così come agognata dagli antifascisti prima e da resistenti poi.
Tra il ‘44 e il ‘47 si svolgono importanti passaggi fondativi dell’attuale repubblica e questa ricorrenza ci ricorda il 1946 non solo per il referendum istituzionale (2 e 3 giugno) che con un margine non nettissimo decise tra repubblica e monarchia (parlamentare), ma la contemporanea elezione dei componenti della Assemblea Costituente chiamata a scrivere la nuova costituzione per dare corpo al patto sociale che nelle fasi finali della guerra viene stipulato per la ricostruzione della nuova Italia, con la scelta della via della partecipazione e del confronto politico.
La Costituzione del ‘47 definisce i valori, gli obiettivi e le regole di quel patto.
Nel marzo 1946 assistiamo al compiersi di un altro importante “primo” passo (avvenne a ridosso delle imminenti prime elezioni amministrative comunali post fasciste) ovvero il riconoscimento dei diritti politici attivi e passivi (eleggere ed essere elette) della popolazione femminile. Anche se porterà pochissime elette nei consigli comunali e nell’assemblea costituente, rappresenta un primo risultato concreto di un percorso di emancipazione che è solo agli inizi.
Tutto questo avvenne, è bene ricordarlo, nell’evidenza delle concrete interferenze anglo-americane (derivanti dalle vicende belliche) e delle contrapposizioni che si andavano delineando (già dalle fasi finali della guerra) tra le forze che avevano dato vita a quel patto sociale che si organizzano in nuove alleanze sociali e politiche compiendo le prime mosse per garantirsi la gestione del potere reale nel paese e l’esito delle future dispute elettorali.
Nella tessitura di questi nuovi rapporti di forza, ad esempio, vi rientra anche la controversa questione della continuità, senza epurazioni, del corpus amministrativo (e spesso politico) fascista all’interno della nuova repubblica e l’impunità per i crimini di maggior rilievo della dittatura e della RSI.
Siamo di fronte ad un anno, il 1946, in cui diversi percorsi si delineano, ideali e concreti, che come fili di differenti matasse andranno a comporre il tessuto, al quel tempo tutto da costruire, della nuova Italia. Dell’Italia di oggi.

In questo contesto, in positivo, il 2 giugno rappresenta il fermento, la partecipazione, quell’assunzione di impegno e di responsabilità rappresentati dal referendum, dall’Assemblea Costituente e dal suffragio universale.

UNA NOTA
Il simbolo utilizzato per la campagna referendaria in favore della repubblica, in contrapposizione al tricolore con lo stemma sabaudo per la monarchia, era una donna: l’Italia turrita.
Una figura di antiche origini che personifica un’idea di comunità con alcuni riferimenti simbolici: in primis la donna, statuaria, che richiama la Grande Madre meditteranea, con una corona a torre, simbolo delle città, e con una stella, segno di fulgido destino, o una cornocopia, simbolo di raccolti abbondanti e del territorio agro-silvo-pastorale.
L’Italia turrita la vogliamo quindi immaginare generosa, attenta e amorevole come una madre, capace di far convivere e collaborare le proprie genti per renderle vive e operose, come lo furono le antiche città, che vuole proiettarsi in un destino fulgido (nel suo significato nobile) grazie alle attenzioni e cure prestate, come quelle per ottenere buoni raccolti nei campi.
A questa Italia turrita dobbiamo pensare il 2 giugno: una comunità che accetta la sfida di un patto sociale che viene onorato dalle parti lealmente con il rispetto dei valori e obiettivi che la costituzione definisce e con cittadini (e ancor più con rappresentanti) che sappiano offrire un impegno civile, di partecipazione, a favore di un destino comune che sia “fulgido”.
Per questo il 2 giugno è opportuna una bella sfilata, ma di tutte le persone comuni che ai vari livelli e nei diversi settori lavorano ogni giorno in quest’ottica, per celebrare quest’impegno, che è un diritto ma anche un dovere.
E perché no, la parata potrebbe essere aperta da una donna per ricordare quello che non dovrebbe rimanere solo un’allegoria.

APPELLO FINALE
L’Anpi ha sempre sostenuto il valore dell’impegno civile ad ogni livello e lo fa ricordando come il riferimento debba rimanere la ricerca del riscatto sociale ed umano che il 25 aprile e la lotta di liberazione antifascista rappresentano.

Il 2 giugno sia celebrato con quello sguardo, per farsi parte attiva, per la partecipazione, per il proporre … per NON scoraggiarsi MAI.

Uno dei diversi modi per farlo è sostenete l’Anpi iscrivendosi o facendone parte.

per Anpi Medio Garda
Antonio Bontempi
anpimediogarda @ gmx.com

 

Messaggio di Gloria 25 aprile 2020 – La humanidad vive, la lucha sigue!

In occasione del 25 aprile 2020 invitiamo a far girare questo messaggio della partigiana “Gloria” (Elsa Pelizzari).

Il messaggio è tradotto in spagnolo venezuelano per arrivare alle terre e ai popoli indigeni che ha conosciuto ed imparato ad amare insieme  al figlio missionario.

 

SCARICA il video ridotto ( Se volete caricarlo su qualche social, gli hastag sono questi: #partigianaGloria #partisanaGloria  #humanidadvive)

TESTO

Affido questo messaggio alle persone che vogliono farlo proprio.

Ricordiamo:

Il grido dei caduti,

l’invocazione dei popoli fratelli,

la speranza degli ultimi e degli oppressi,

l’impegno dei buoni e dei giusti,

l’intelligenza degli onesti,

ce lo ricordano …

La Liberazione

sia un’invocazione e una ricerca continua!

anche per la difesa dei diritti umani di tutto il mondo,

in special modo per il popolo indigeno del Venezuela che tanto amiamo

al quale diciamo:

LA NUMANIDAD VIVE, LA LUCHA SIGUE!

(L’Umanità vive, la Lotta prosegue!)

 

W la Resistenza !

W l’Italia

TRADUZIONE SPAGNOLO VENEZUELANO

Entrego este mensaje a las personas que quieren hacerlo suyo.
Recordamo:

el grito de los caídos,

la invocación de los pueblos hermanos,

la esperanza de los últimos y oprimidos,

el compromiso de los buenos y de los justos,

la inteligencia de los honestos,

nos recuerdan…
La LIBERACIÓN

sea una invocación y una búsqueda continua!

también la defensa de los derechos humanos d

e todo el mundo,

en forma especial por el pueblo indígena de Venezuela,

que tanto queremos, a

l cual decimos:

LA HUMANIDAD VIVE, LA LUCHA SIGUE!

W la Resistencia,

W Italia

 

Messaggi per Gloria

 

Telefonata con la staffetta “Gloria” (Elsa Pelizzari) per ricordare il 23 marzo 1945

Per ricordare il 23 marzo 1945 e cercare di sopperire alle iniziative cancellate per l’emergenza sanitaria, abbiamo registrato una conversazione telefonica con la partigiana Elsa Pelizzari per ricordare quel marzo 1945.

Alla voce sono state aggiunte alcune immagini.

Secondo noi, per tenere la barra a dritta della nostra navigazione o, con altro modo di dire, non perdere il bandolo della matassa … rivolgere lo sguardo a quei momenti è necessario ed utile.

Antonio Bontempi

per conto di Anpi Medio Garda

L’Amministrazione Cipani finalmente si esprime, ma sceglie Mussolini

Ieri sera, 13 febbraio 2020, la maggioranza del consiglio comunale e la minoranza leghista hanno bocciato la mozione per la rimozione della cittadinanza a Mussolini.

Di seguito un commento alle argomentazioni lette dal capogruppo di maggioranza, il loro testo integrale in PDF.

Mancata revoca cittadinanza Mussolini – Diritto di Replica – Salò 14-2-2020

Qualcuno pensa che si possano sempre prendere in giro le persone mascherando il proprio opportunismo politico dietro retoriche che evitano puntualmente di riconoscere il tema posto e di entrare nel merito.

Il testo letto dal capogruppo di maggioranza Comini, a nome di tutta l’amministrazione Cipani, si articola in due parti: una posizione politica e una tecnica.

Partiamo da quella tecnica, cioè dei motivi “ che ci inducono a dubitare che l’atto di revoca di questo “provvedimento” sia legittimo o quantomeno opportuno”.

Il primo svarione è che il termine opportuno appartiene al campo delle scelte politiche e non tecniche, e la prima tesi in sostanza afferma che essendo un atto assunto da una commissione straordinaria che sostituiva il consiglio comunale sciolto da Mussolini, il comune oggi non può intervenire, come se non fosse stato possibile revocare una qualsiasi altra delibera assunta da quella commissione, al momento del ripristino del legittimo organo decisionale.

Un motivo in più per farlo: perchè la cittadinanza carpita è l’ atto illegittimo.

Secondo esempio riportato è la scelta di non revoca di Ravenna, che fu atto politico e non tecnico. La frase riportata Meglio chiarire subito che siamo a Ravenna, città romagnola decorata con la medaglia d’oro nella lotta antifascista , non calza nel modo più assoluto con Salò che incarna proprio l’opposto.

Terzo motivo: la revoca post mortem non può essere fatta.

Si riporta una presa di posizione di un prefetto su un caso completamente differente, ovvero l’onorificenza (non cittadinanza) di Cavaliere di grand Croce d’Ordine al merito della Repubblica concessa a Tito.

Quella richiesta nasceva da un accusa di responsabilità specifica e personale, la questione delle Foibe, di Tito, su fatti che lui non ha mai rivendicato e che sono ancora oggetto di studi storici. Essendo morto non poteva difendersi per mantenere il riconoscimento.

È necessario un medium per vedere se Mussolini si rimangia le sue rivendicazioni politiche, gli omicidi, le repressioni, le sue leggi per partecipare allo sterminio di milioni di ebrei, l’ingresso in guerra a fianco di Hitler per partecipare al banchetto dei vincitori ?

Si cita quindi la posizione di Fontana a Varese che ha affermato che con la morte Mussolini ha perso anche la cittadinanza, omettendo il termine onoraria, come se un Italiano che muore smettesse di essere italiano.

Il punto è che i motivi tecnici sono inconsistenti: altre amministrazioni hanno già provveduto alla revoca senza tante esitazioni.

Ma perchè cercare cavilli in supporto alla propria scelta?

Semplicemente perchè le argomentazioni politiche, prima parte dell’intervento di Comini in aula, sono inconsistenti.

Si scomodano le prime generazioni di amministrazioni post belliche: se non l’hanno revocata loro perchè dovremmo farlo noi ?

Perchè loro credevano che l’antifascismo avesse vinto in Italia.

Non si sarebbero mai immaginati il persistere del cancro fascista, il neofascismo stragista e golpista, che Borghese sarebbe stato celebrato ogni anno a Salò con la sua xMas, che qui si sarebbero svolti partecipatissimi e pubblici pranzi in onore di Mussolini, della marcia su Roma, commemorazioni dei fasci si combattimento, l’ostentare figure come Almirante (fascista, repubblichino e segretario di redazione della rivista “La difesa della Razza”), che l’amministrazione salodiana avrebbe intitolato una mostra “Il culto del Duce” giocando sulla sua ambiguità per fare cassetto, che fa lo stesso con la sezione museale sulla RSI e ci si aspetta anche con il futuro allestimento sul ventennio fascista (quando Salò con il ventennio non centra un tubo).

Sono tanti, troppi gli esempi che si potrebbero fare di una sottovalutazione enorme del ruolo, a questo punto non solo simbolico, che Salò ha.

Chi si vuole porre al di sopra di “fascismo” e “antifascismo” affermando che sono categorie del passato è incredibilmente ipocrita: non c’è un sopra tra due termini che indicano due opposti. O si è da una parte, o si è dall’altra.

Inoltre la storia e i valori che ne emergono, o ne vengono negati, non hanno scadenza.

Un risvolto squallido. Si è ironizzato che questo tema servisse solo a qualcuno a recuperare qualche consenso.

Se la posizione di Cipani era così chiara e di alto profilo civile, come dicono, perchè non è stata assunta quell’aprile del 2019 prima delle elezioni ?

Il dato di fatto è questo: nel giugno 2019, dopo le elezioni che per la prima volta non vede la partecipazione della sua lista, Pezzali animatore dell’ MSI locale da decenni, noto per la sua fede incondizionata in Mussolini, aveva reso pubblico e rivendicato il suo pieno appoggio alla lista Cipani. Lo avrebbe fatto anche se avesse revocato la cittadinanza?

La sostanza: non hanno ritenuto necessario fare un atto che avrebbe rotto quel legame a doppio filo tra il nome di Salò e il Duce: Salò ha voluto mantenere quel legame, ha scelto di mantenere  Mussolini tra i propri cittadini onorari.  A questo punto lo rivendica.

La sostanza è che non si vuole proclamare una presa di distanza chiara ed inequivocabile da quella tradizione, da quella figura, da quello che ancora oggi essa rappresenta per troppi italiani, per troppi salodiani.

Tutto questo è semplicemente vergognoso.

 

Antonio Bontempi

presidente Anpi Medio Garda.

cc 13-02-2020 – intervento completo capogruppo Comini Amministrazioni Cipani