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Il progetto __Apriamo gli armadi, rendiamo 
pubblica la Resistenza__ è stato dedicato dai promotori di questo sito al partigiano “Ferro” (Ippolito Boschi) 1925-1945.

Senza voler togliere valore ai molti martiri della Resistenza bresciani, italiani, la figura di Ferro è stata ritenuta adeguata per intitolare un Archivio perché Ippolito non era un comandante, un uomo importante, un partigiano con particolari ruoli di guida o notorietà.

Di origini modeste, fu partigiano per totale libera scelta: era tra i pochi esonerati alla chiamata militare per la R.S.I., poteva quindi evitare di schierarsi. Lo fece lo stesso, presto e senza esitazioni.

A venti anni farà parte, insieme ad altri 4 uomini, di un’impresa molto ardua: liberare dall’ospedale di Salò, nel cuore della R.S.I., il proprio comandante ferito, catturato e destinato alla fucilazione in omaggio a Mussolini.

È il 23 marzo 1945. Dopo un’azione roccambolesca e uno scontro a fuoco, l’azione riusci nell’intento, ma Ferro fu ferito e mori poco dopo. Il suo corpo fu nascosto, murato in un sottoscala, fino al funerale svolto a fine guerra.

Non fa nulla sapere se fosse delle Fiamme Verdi o un Garibaldino o della Mateotti.
Era un Partigiano giovane, semplice, generoso, desideroso di costruire un’Italia diversa, che non si tira indietro.
Un esempio tipico di molti giovani che troveranno spazio nell’archivio.

Ricordiamo Ferro anche per rendere onore a due donne: la sorella Maria e l’amica Elsa, giovani staffette che con la loro umanità hanno saputo portare fino a noi lo spirito genuino e partigiano di quegli anni. Anche loro rappresentano un _mondo_ che è stato trascurato.

Archivo Ferro

Il funerale di “Ferro” – Salò 08/08/1945

Le foto scattate da Franzosi in occasione del funerale di Ferro svolto a Salò l’ 8 Agosto 1945.
Ferro era deceduto il 23 Marzo 1945, a seguito del tentativo riuscito di liberare il loro capitano, ferito gravemente durante la cattura, dall’ospedale di Salò, ove era piantonato in attesa di essere fucilato in onore di Mussolini.
Le descrizioni delle foto verranno inserite prossimamente.
Si veda la sua scheda
Si veda il racconto dell’operazione Ospedale di Salò

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Iqbal Masih martire bambino

Iqbal Masih nacque nel 1983 in una famiglia molto povera. Quando aveva cinque anni, i suoi familiari si indebitarono per pagare le spese matrimoniali della primogenita, e fu venduto dal padre (per la cifra di 26 dollari) a un fabbricante di tappeti.
Da quel momento in poi fu costretto a lavorare ingiustamente come uno schiavo, incatenato a un telaio, per circa quattordici ore al giorno, con lo stipendio pari ad una sola rupia (corrispondente a pochi centesimi di euro).

Cercò parecchie volte di sfuggire al padrone, ma veniva trovato subito, e per punizione veniva rinchiuso in una cisterna sotterranea senza ricambio d’aria.

Un giorno del 1992 uscì di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò, insieme ad altri bambini, ad una manifestazione del “Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato”, nella quale si celebrava la «Giornata della Libertà». In questa occasione Iqbal decise di raccontare spontaneamente la sua storia e la sofferenza degli altri bambini che lavoravano assieme a lui.

Dal 1993 cominciò quindi a tenere una serie di conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti che nel suo paese erano negati ai bambini, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia.

Nel dicembre del 1994 ottenne un premio (sponsorizzato da un’azienda di calzature) di 15.000 dollari, con il quale decise di finanziare una scuola nel natìo Pakistan. In una conferenza a Stoccolma, affermò che “Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”. Ricevette una borsa di studio, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan, per per portare avanti la sua campagna.

Nel 1995, nella città di Lahore, partecipò ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dalla loro condizione: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano iniziò infatti a chiudere decine di fabbriche di tappeti.

Il 16 aprile 1995, a solamente 13 anni, Iqbal Masih venne assassinato, mentre si stava recando in bicicletta in chiesa (l’edificio era situato nei pressi della casa di sua nonna dove poi sarebbe andato).

La polizia pakistana attribuì il gesto ad un contadino col quale Iqbal avrebbe avuto una fantomatica lite.
Alcuni testimoni affermarono di aver visto una macchina (dai finestrini oscurati) avvicinarsi al ragazzo in bici. Dall’auto sarebbero poi partiti dei colpi di arma da fuoco che ne avrebbero causato la morte.

Nel 2000 fu il primo a ricevere anche alla memoria il premio The world’s Children’s Prize premio per i diritti dei bambini. Nel messaggio del 31 dicembre 1997, il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ricordò il grande sacrificio di Iqbal Masih.

Tiboni Eligio

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Nato a Vobarno il 13 Marzo 1920, ultimo dei fratelli Domenico, Lidio e Maura.

La mamma si chiamava Angela Ravera e il papà Domenico Tiboni. La mamma gestiva l’osteria a Collio di Vobarno.
Lo zio Eligio, detto Gigino, ha frequentato sicuramente qualche corso dopo la scuola dell’obbligo perchè sapeva un pò di francese e scriveva e parlava correttamente in italiano.
Ha lavorato presso la Falck come impiegato.
E’ stato Direttore/Presidente dell’Asilo di Vobarno.
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