2 giugno il valore di una festa

L’Anpi Medio Garda vi invita a rileggere il valore simbolico del 2 giugno e partecipare all’impegno civile che esso richiama

Il 2 giugno è una festa nazionale con un significato articolato che non può essere ridotto allo spettacolo della parata militare. Non si celebra uno Stato o i suoi simboli di forza e di comando, ma i primi passi della nuova democrazia del 1946.
Questa festa cade dopo la data cardine del 25 aprile 1945, simbolo della caduta del Fascismo e dell’impegno per una nuova società così come agognata dagli antifascisti prima e da resistenti poi.
Tra il ‘44 e il ‘47 si svolgono importanti passaggi fondativi dell’attuale repubblica e questa ricorrenza ci ricorda il 1946 non solo per il referendum istituzionale (2 e 3 giugno) che con un margine non nettissimo decise tra repubblica e monarchia (parlamentare), ma la contemporanea elezione dei componenti della Assemblea Costituente chiamata a scrivere la nuova costituzione per dare corpo al patto sociale che nelle fasi finali della guerra viene stipulato per la ricostruzione della nuova Italia, con la scelta della via della partecipazione e del confronto politico.
La Costituzione del ‘47 definisce i valori, gli obiettivi e le regole di quel patto.
Nel marzo 1946 assistiamo al compiersi di un altro importante “primo” passo (avvenne a ridosso delle imminenti prime elezioni amministrative comunali post fasciste) ovvero il riconoscimento dei diritti politici attivi e passivi (eleggere ed essere elette) della popolazione femminile. Anche se porterà pochissime elette nei consigli comunali e nell’assemblea costituente, rappresenta un primo risultato concreto di un percorso di emancipazione che è solo agli inizi.
Tutto questo avvenne, è bene ricordarlo, nell’evidenza delle concrete interferenze anglo-americane (derivanti dalle vicende belliche) e delle contrapposizioni che si andavano delineando (già dalle fasi finali della guerra) tra le forze che avevano dato vita a quel patto sociale che si organizzano in nuove alleanze sociali e politiche compiendo le prime mosse per garantirsi la gestione del potere reale nel paese e l’esito delle future dispute elettorali.
Nella tessitura di questi nuovi rapporti di forza, ad esempio, vi rientra anche la controversa questione della continuità, senza epurazioni, del corpus amministrativo (e spesso politico) fascista all’interno della nuova repubblica e l’impunità per i crimini di maggior rilievo della dittatura e della RSI.
Siamo di fronte ad un anno, il 1946, in cui diversi percorsi si delineano, ideali e concreti, che come fili di differenti matasse andranno a comporre il tessuto, al quel tempo tutto da costruire, della nuova Italia. Dell’Italia di oggi.

In questo contesto, in positivo, il 2 giugno rappresenta il fermento, la partecipazione, quell’assunzione di impegno e di responsabilità rappresentati dal referendum, dall’Assemblea Costituente e dal suffragio universale.

UNA NOTA
Il simbolo utilizzato per la campagna referendaria in favore della repubblica, in contrapposizione al tricolore con lo stemma sabaudo per la monarchia, era una donna: l’Italia turrita.
Una figura di antiche origini che personifica un’idea di comunità con alcuni riferimenti simbolici: in primis la donna, statuaria, che richiama la Grande Madre meditteranea, con una corona a torre, simbolo delle città, e con una stella, segno di fulgido destino, o una cornocopia, simbolo di raccolti abbondanti e del territorio agro-silvo-pastorale.
L’Italia turrita la vogliamo quindi immaginare generosa, attenta e amorevole come una madre, capace di far convivere e collaborare le proprie genti per renderle vive e operose, come lo furono le antiche città, che vuole proiettarsi in un destino fulgido (nel suo significato nobile) grazie alle attenzioni e cure prestate, come quelle per ottenere buoni raccolti nei campi.
A questa Italia turrita dobbiamo pensare il 2 giugno: una comunità che accetta la sfida di un patto sociale che viene onorato dalle parti lealmente con il rispetto dei valori e obiettivi che la costituzione definisce e con cittadini (e ancor più con rappresentanti) che sappiano offrire un impegno civile, di partecipazione, a favore di un destino comune che sia “fulgido”.
Per questo il 2 giugno è opportuna una bella sfilata, ma di tutte le persone comuni che ai vari livelli e nei diversi settori lavorano ogni giorno in quest’ottica, per celebrare quest’impegno, che è un diritto ma anche un dovere.
E perché no, la parata potrebbe essere aperta da una donna per ricordare quello che non dovrebbe rimanere solo un’allegoria.

APPELLO FINALE
L’Anpi ha sempre sostenuto il valore dell’impegno civile ad ogni livello e lo fa ricordando come il riferimento debba rimanere la ricerca del riscatto sociale ed umano che il 25 aprile e la lotta di liberazione antifascista rappresentano.

Il 2 giugno sia celebrato con quello sguardo, per farsi parte attiva, per la partecipazione, per il proporre … per NON scoraggiarsi MAI.

Uno dei diversi modi per farlo è sostenete l’Anpi iscrivendosi o facendone parte.

per Anpi Medio Garda
Antonio Bontempi
anpimediogarda @ gmx.com

 

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